Il salario minimo garantito stabilito per legge

Di Davide Gori:

Il quesito sul salario minimo garantito stabilito per legge, rientra in un’ottica che non può prescindere dalla condizione attuale di alcune categorie di lavoratori.

Tutt’oggi in Italia non esiste un salario minimo ma differenti tipologie di contratti collettivi nazionali a seconda della categoria. Diciamo che il minimo compenso orario facendo una media tra diverse tipologie di lavori si aggira intorno ai 7.80 euro l’ora netti. Nel momento in cui si verificasse da parte del datore una riduzione di tale retribuzione, il lavoratore può, attraverso una vertenza, rivendicare la contrattazione sindacale indicata nel contratto collettivo nazionale di categoria, ottenendo, per la maggior parte dei casi, con un patteggiamento, quindi un’ulteriore contrattazione, o con un processo, il dovuto mancante. Alla luce però di riforme neoliberiste varate negli ultimi anni da governi di pseudo sinistra, riforme tendenti alla deregolamentazione del mercato del lavoro, e quindi alla precarizzazione in nome della flessibilità, si è verificata un’anomalia per ciò che concerne la retribuzione frutto di un accordo tra datori e rappresentanti sindacali.

Questa anomalia consiste in una sistematica accettazione dello sforamento dei parametri minimi retributivi, la famosa concorrenza al ribasso. Per fare degli esempi: la nascita di lavori nuovi non riconducibili a una categoria precisa rientrante nella contrattazione sindacale, oppure, l’avvento di una massa di manodopera straniera assunta tramite coperative con contratti appartenenti a quella diffusa precarietà di cui accennavo prima, hanno portato la soglia della retribuzione minima ben al di sotto del livello di sostenibilità etica, al di sotto del livello di dignità. A questo proposito vorrei citare casi di cronaca in cui è venuta alla luce la vicenda di lavoratori per la raccolta delle arance o dei pomodori retribuiti con paghe di due o tre euro l’ora. La problematica di salari sotto la soglia di povertà e l’assoluta mancanza da parte dei sindacati confederati di una dovuta attenzione a queste realtà “sottoproletarie”, ha riportato in auge, e reso prioritario, il salario minimo garantito applicato a qualsiasi categoria di lavori: una soglia retributiva sotto la quale non è possibile andare se non commettendo un reato punibile dalla legge.

Il salario minimo garantito va a regolamentare così quella concorrenza al ribasso che è il principale fattore critico per ciò che concerne, per esempio, un tema scottante e d’attualità come quello dell’accoglienza di immigrati clandestini economici. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo deve essere considerato reato e retribuzioni sotto la soglia di sopravvivenza rientrano in questa ottica fraudolenta. Il fatto poi, che ci siano uomini o donne, disposti/e a cedere al ricatto dei datori, non giustifica la scorrettezza dell’offerta. Alcune forme di intolleranza, la disoccupazione, la mancanza di fiducia in se stessi, nei propri mezzi, la depressione stessa, dipendono a volte da un sistema iniquo nel quale non conta l’abilità o la voglia di faticare ma solo quanto tu sia disposto a scendere nella retribuzione. È giunto il tempo di dire basta a questa violazione dei diritti e per farlo è necessario istituire per legge una soglia minima oltre la quale vige la punibilità.