Il ritorno dei politici veri – di Francesco Erspamer

di Francesco Erspamer:

Conte, Di Maio e in realtà anche Salvini sono semplicemente politici veri. Ci eravamo disabituati; finita la stagione dei cavalli di razza democristiani e dei Berlinguer, Ingrao, Nenni, Pertini, Spadolini, il primo Craxi, parecchi dei quali esecrabili ma che facevano politica e non talk show e gossip, è seguita la lunga deriva liberista, quasi un trentennio di incompetenza, superficialità, totale assenza di ideali e di rigore, dominata da personaggi che hanno compensato un’imbarazzante pochezza con l’arroganza e che hanno beneficiato dell’enorme visibilità mediatica e della trasformazione del successo in merito e qualità. Il vuoto di politica si è tradotto in un vuoto di democrazia, con un crescente astensionismo elettorale e una proliferazione di liste civiche effimere e fasulle, in un vuoto di solidarietà sociale e fiducia nello Stato, e in un ancor più drammatico vuoto di cultura, testimoniato dal dilagare degli anglicismi e dalla colonizzazione commerciale delle grandi catene americane, anche in settori tradizionalmente italiani (vedi Starbucks). Per trent’anni l’Italia berlusconiana e piddina ha quotidianamente respirato le cazzate spacciate a reti unificate dai peggiori giornalisti del mondo, capaci solo di venerare le celebrity e di inventare emergenze che consentissero le privatizzazioni e la globalizzazione volute dalle lobby che li mantengono: e i risultati sono evidenti.

Ma qualcosa si è mosso. Mi conforta e dà speranza l’abilità, tenacia e serietà con cui il governo e i partiti che lo sostengono hanno rintuzzato i feroci e scomposti attacchi dei liberisti sul caso Diciotti e sul TAV (avete ascoltato Del Rio?), questioni in sé marginali e che avrebbero dovuto essere risolte da qualche commissione tecnica ma che sono state gonfiate ad arte per mettere in difficoltà il M5S e soprattutto per tenere gli italiani in una dimensione di puro spettacolo, in cui al massimo si faccia del tifo e mai della politica.

Invece la politica è tornata, sta tornando. Ciò non significa che si tradurrà automaticamente in buon governo; neanche la democrazia del resto lo garantisce. Tuttavia entrambe, la politica e la democrazia, sono antidoti contro il dominio dei poteri forti della finanza e dell’informazione, e sono strumenti, che sta a noi utilizzare, per costruire un paese migliore. Ci sono le condizioni per provarci, per la prima volta dopo trent’anni; non sarà facile né immediato ma chi si tira indietro ora, evidentemente vuole che tutto resti come prima.

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