Il referendum per abrogare il reddito di cittadinanza

di Maria C Giordano e Francesco Erspamer:

Per la serie w la povertà, il partito unico PD FI FdI vuole un referendum per abrogare il reddito di cittadinanza.
Quindi fare schifo all’unisono.
Il Godzilla Gozi che è promotore di questa istanza, trova d’accordo il nano e la Meloni.
Segue Feltri che odia i terroni e che mai politiche di sx gli sarebbero gradite.
La Boschi invita alla vacanza e la Carfagna è indignata.
Ve lo dicevo io che sono talmente presuntuosi e ignoranti che del 4 marzo non hanno capito che la gente li odia.

La sinistra si è venduta al capitale (sindacati inclusi) e i lavoratori non lottano da decenni, al massimo si incazzano individualmente quando sono proprio disperati e non ottengono nulla. Il reddito di cittadinanza è un tentativo di fermare questa deriva, che porta dritti al modello americano, fondato sulla competizione spietata, sulla mobilità sociale, sul culto del denaro e della produttività, senza alcuna considerazione per il bene comune e la qualità della vita (salvo quella dei miliardari e dei giornalisti).

Non sono sicuro che avrà successo: le certezze sul futuro ce l’hanno solo gli integralisti e i venditori di fumo. Ma penso che sia ragionevole ipotizzare che se tutti avranno di che vivere il potere di ricatto dei ricchi diminuirà; storicamente è dimostrabile che l’assoluta miseria porta alla rassegnazione mentre le rivoluzioni scoppiano quando si sta appena meglio e si capisce che si può ottenere ancora di più. Che è il motivo per cui i piddini e i liberisti non vogliono il reddito di cittadinanza e favoriscono invece l’importazione di schiavi dall’Africa, naturalmente con la scusa che sono tanto felici di venire a servirli.

Quanto a chi sostiene, come Renzi, che il reddito di cittadinanza induce la gente a non fare nulla (lui in realtà ha detto “a stare sul divano”, un’immagine ridicola: forse è quello che piace fare a lui e infatti ha messo su peso), si confonde con i benestanti che vivono di rendita grazie a investimenti, speculazioni o alle generose pseudo-consulenze pagate da lobby grate per i favori ricevuti: si cominci dunque col tassare al 95% i profitti puramente finanziari, a evitare che la classe dirigente si rammollisca, a forza di starsene, no, non sul divano, ma su yacht, aerei privati o auto di lusso.