Il Movimento troppo buono

A parte gli attivisti, milioni di persone hanno votato il Movimento 5 Stelle come ultima spiaggia dopo decenni di tradimenti e delusioni da parte dei vecchi partiti. Hanno fatto uno sforzo per fidarsi dell’unica forza innovativa emersa nel panorama politico. Ma quella fiducia data in extremis è molto labile perché le sofferenze e le delusioni del passato sono state troppo profonde. Basta un niente e si perde. E questo soprattutto se quella forza conquista il potere come successo al Movimento. Oggi la disillusione verso la politica e le istituzioni è tale che chiunque si sieda su una poltrona è già mezzo venduto e visto con sospetto. E oggi l’ansia di cambiamento è talmente elevata che anche facendo bene si rischia di deluderla. Proprio come sta succedendo al Movimento 5 Stelle. I sondaggi registrano una flessione del Movimento e questo nonostante abbia già mantenuto un sacco di promesse e stia lavorato tanto e bene. Tale flessione viene spiegata con una carenza di comunicazione, con la feroce compagna di stampa anti Movimento, con l’inimicizia delle lobby, con l’abbraccio con Salvini che potrebbe aver turbato qualche rigurgito ideologico e in generale col tentativo reazionario del vecchio regime. Tutto vero ma c’è anche altro. Il Movimento è troppo buono. La gente è talmente esasperata e disillusa che ha perso subito la pazienza e da quando il Movimento è entrato nei palazzi ha cominciato a vederlo come un partito come tutti gli altri anche se non lo è. Come se il Movimento fosse andato dall’altra parte della barricata nella lotta in corso tra popolo ed élite. Questo perché ha visto il Movimento ritirare gli artigli e i canini che mostrava quando era all’opposizione. Lo ha visto rabbonirsi e placarsi come i ruoli istituzionali spesso impongono. E così nel giro di pochi mesi per molti il Movimento non rappresenta più quella tensione rivoluzionaria che sente e che è il motore dell’ondata populista in tutta Europa. La gente vuole un cambiamento vero, un cambiamento radicale e profondo. Costi quel che costi. Dentro ai palazzi il Movimento è stato troppo buono, troppo educato e rispettoso. Una mossa rischiosissima coi reduci del vecchio regime. Porgere l’altra guancia alle vecchie caste ciniche e spietate che da una vita sguazzano  attorno al potere, è un suicidio. Così come porgere la guancia all’alleato Salvini che infatti più fa lo stronzo e lo sbruffone politically incorrect più prende voti. Perché incarna meglio la frustrazione popolare. Certo, man mano che i provvedimenti entreranno in vigore, man mano che i fatti avranno un impatto nella vita dei cittadini, la fiducia perduta verrà riconquistata ed i meriti del Movimento riconosciuti, ma se vuole riprendere il centro della scena politica e tornare a guidare l’Italia verso un nuovo paradigma a 5 stelle, il Movimento deve tornare a ringhiare, deve tornare a ruggire ed azzannare. Deve tornare a rappresentare l’unica alternativa a decenni di malapolitica. Ripetere le cose fatte fino alla noia non serve a niente, serve che uomini come Alessandro Di Battista riprendano il centro del palco, serve che il Movimento ricominci a rappresentare l’ansia di cambiamento e che non faccia passare giorno in cui non ribadisca che quelle poltrone su cui siede sono solo un fastidioso mezzo per riformare la politica e la nostra democrazia. E non un fine. E che l’impegno dei portavoce è un sacrificio per un progetto che va ben oltre questo governo gialloverde. Il Movimento non può perdere tempo coi soliti malpancisti in cerca di visibilità e nemmeno col fichismo perbenista. Serve compattezza e determinazione. Serve ritrovare l’empatia con la rabbia popolare. Le diversità del Movimento sono sempre state tenute insieme dal nemico comune, ebbene, quel nemico comune è ancora lì, non è stato affatto sconfitto e non è certo il momento di mettersi a fare i capricci. La buona notizia è che i voti persi dal Movimento vanno o a Salvini o nell’astensione a dimostrazione che indietro non si torna e il Movimento ha enormi margini per tornare protagonista.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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