Il Movimento tra autocritica e riscossa

La stampa brinda alla sconfitta del Movimento 5 Stelle in Abruzzo e gioca coi numeri. Rispetto alle regionali del 2014 il Movimento perde 25 mila voti. È un fatto oggettivo. Ma anche se avesse perso uno solo voto, è sacrosanto chiedersi il perché. L’incapacità di fare autocritica è stata una delle cause del fallimento dei partiti del vecchio regime. Autocritica non vuol dire rese dei conti, polemiche e puntare il dito, ma semplicemente capire il perché i cittadini siano rimasti delusi e quindi capire come migliorarsi. Un esercizio fondamentale in politica come in ogni ambito della vita. Certo, il voto in Abruzzo va preso con le pinze, è locale, il Movimento era da solo contro 8 a destra e contro 5 a sinistra e quant’altro. Molti elettori delle politiche sono poi semplicemente rimasti a casa, altri si saranno invaghiti di Salvini, ad altri non piaceva la candidata mentre altri saranno stati vittima dell’esasperata campagna stampa contro il Movimento. Ma rimane la perdita oggettiva di voti quando era perfino lecito attendersi una crescita. In Abruzzo si conferma la luna di miele di Salvini col paese che trascina gli zombi della sua coalizione. E si conferma l’agonia del Pd crollato all’11. Il vecchio regime continua ad arretrare. Le vecchie caste reazionarie si confermano spacciate e la sete di cambiamento più viva che mai. Una sete che però questa volta il Movimento non ha intercettato. E questo nonostante al governo abbia lavorato tanto e bene portando a casa storiche bandiere. Forse con una comprensibile ansia da prestazione ma comunque confermando che il progetto tiene eccome la prova del governo nazionale e garantisce standard di onestà e coerenza inediti in Italia. Una delle ragioni della flessione potrebbe essere l’abbraccio maldigerito con la Lega. E questo nonostante sia stata una scelta responsabile e perfino obbligata dalla truffaldina legge elettorale. E questo nonostante il contratto. Soprattutto su temi come l’immigrazione, si toccano “sensibilità ideologiche” che generano reazioni scomposte ma non può essere solo questo. L’abbraccio con la Lega vuol dire anche abbraccio col passato e quindi inevitabili compromessi o perlomeno vincoli che una forza rivoluzionaria come il Movimento soffre moltissimo perché vissuti come cedimenti o passi indietro. Una possibile autocritica potrebbe essere che il Movimento non ha chiarito con sufficiente nettezza come l’esperienza di governo sia transitoria. Una esperienza da vivere fino in fondo e seriamente dimostrando di che pasta è fatto, ma che rimane passeggera. Una fase di crescita come lo sono stati i 5 anni all’opposizione. Le ambizioni del Movimento devono andare ben oltre questa legislatura. Il Movimento è un progetto che rispetto ai partiti tradizionali – come la Lega – ha contenuti rivoluzionari di lungo periodo, si propone cioè di rinnovare la democrazia in senso partecipativo e diretto e si propone di introdurre un diverso modo d’intendere e fare politica. Sommersi dalla caotica attività governativa e circondati da nemici spietati, il Movimento ha forse un po’ smarrito questo sguardo rivoluzionario verso il futuro. Questa tensione verso la nuova democrazia che sogna e che deve ambire ad esportare anche in Europa. Il Movimento a differenza dei vecchi partiti ha molte idee e contenuti forti. Non è un movimento solo di protesta come viene dipinto, ma è anche l’unico che ha una vera proposta. Quella proposta di fondo va fatta capire meglio, va diffusa meglio (anche a chi magari segue la politica più da lontano) ma va anche fatta crescere. Il Movimento deve rimanere un cantiere aperto in cui le sue idee evolvono insieme ad una realtà in continua evoluzione. Cosa che solo un movimento composto da cittadini può fare e quindi deve fare. Più il Movimento si “normalizza” e più viene percepito come un partito come tutti gli altri, più perde spinta . Al contrario se i suoi entusiasmi rivoluzionari ed obiettivi rimarranno vivi, il Movimento non pagherà più gli sbalzi di umore della politica contingente come in Abruzzo e si godrà la riscossa. La storia è tutta dalla sua parte.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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