Il Ministro alla Camera – Question time del 5 febbraio 2020

Il Ministro alla Camera – Question time del 5 febbraio 2020

Mercoledì, 05 Febbraio 2020

L’intervento di Patuanelli

Il Ministro Stefano Patuanelli è intervenuto oggi al Question Time alla Camera dei Deputati.

Qui di seguito le risposte alle interrogazioni.

Testo degli interventi

On.li Pastorino e Fornaro

Risposta

Grazie Presidente, grazie Onorevoli interroganti.

La questione posta dagli Onorevoli interroganti riguarda l’Azienda italiana Leonardo S.p.A. e, in particolare, l’unità di business Automazione, ramo di attività con sede a Genova.

Premetto che l’Azienda, leader nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, è presente sul territorio ligure con oltre 2700 risorse dislocate presso i siti di Genova e La Spezia, dove insistono le divisioni di Cyber Security ed Elettronica. L’area di Genova risulta, tra l’altro, in espansione: ospiterà, infatti, una delle sedi dei Leonardo Labs, strutture di ricerca centrali incaricate di lavorare su programmi di frontiera nel medio-lungo periodo, trasversali alle aree di business aziendali, in grado di sviluppare le tecnologie del futuro e anticipare la domanda del mercato.

In particolare, la Business Unit Automazione si occupa di soluzioni integrate per la gestione, lo smistamento e la tracciatura di tutte le tipologie di oggetti postali e dei bagagli. Tale ramo di attività conta oggi un organico pari a 438 risorse dislocate sui vari siti; nel sito genovese insistono attualmente 356 risorse.

La Leonardo S.p.A. ha riferito che il portafoglio ordini è in costante crescita, anche grazie all’aggiudicazione di importanti commesse internazionali e stima che nel 2020 si possano raggiungere valori superiori rispetto alla media dei principali competitor.

Per quanto riguarda gli impatti delle attività della BU Automazione sul territorio, l’Azienda rappresenta che gli ordini diretti della BU sono realizzati quasi esclusivamente in favore di aziende/fornitori con sede in Liguria.

Rispetto al timore rappresentato dagli Interroganti circa la volontà del management di Leonardo S.p.A. di portare l’attività di Automazione fuori dai perimetri aziendali, i dati fin qui riportati sembrerebbero dimostrare che la Business Unit Automazione rappresenti un pilastro della presenza dell’Azienda in Liguria e, di conseguenza, uno degli asset del Piano Industriale di Leonardo 2018-2022.

I futuri sviluppi della BU Automazione, al pari di ogni attività industriale, sono strettamente legati alle opportunità di business/commerciali nazionali ed internazionali che si presenteranno nel corso dei prossimi anni.

In conclusione, dunque, tenuto conto dello scenario rappresentato e della fluidità degli avvenimenti, il Ministero dello sviluppo economico non mancherà di rendersi disponibile, nei limiti delle proprie competenze, ad intervenire per garantire la continuità produttiva della divisione Automazione nella città di Genova, considerata la sua strategicità nel settore.


On. li Moretto ed altri

Risposta

Grazie Presidente, grazie Onorevoli interroganti.

Con riferimento all’atto di sindacato ispettivo in parola, tengo a precisare , ancora una volta, che l’azione del MISE è istituzionalmente orientata alla salvaguardia del patrimonio produttivo di tutte le imprese e, a fronte delle crisi, è concentrata a favorire la prosecuzione dell’attività e adottare ogni misura necessaria, anche in collaborazione con altri Ministeri, per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per garantire la continuità produttiva.

Nello specifico della domanda posta dall’Onorevole interrogante, vorrei evidenziare che una delle principali novità introdotte dal Decreto legislativo n. 14 del 2019 (recante il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”) è costituita dagli istituti dell’allerta e di composizione assistita della crisi, basata sulla constatazione che le possibilità di salvaguardare i valori di un’impresa in difficoltà sono direttamente proporzionali alla tempestività dell’intervento risanatore.

La logica della nuova normativa è dichiaratamente orientata nel senso della prevenzione della crisi d’impresa, e in tal senso una delle misure di maggior spessore è senz’altro l’attuale art. 379 del citato Codice, che al primo comma ha imposto alle SRL e cooperative la nomina di un soggetto revisore o sindaco, per valutare la compresenza di indici d’allerta e mettere in moto il procedimento che potrebbe concludersi presso l’OCRI.

Appare evidente, se i dati riferiti dall’Onorevole interrogante fossero confermati dalle strutture tecniche, che il livello di ottemperanza delle imprese a quanto disposto dalla norma non potrebbe essere considerato soddisfacente.

La norma qui discussa prevede, tuttavia, al secondo comma che gli uffici del registro delle imprese (ossia, il conservatore) possano verificare della sussistenza del superamento degli indicatori di crisi previsti ed in mancanza della nomina da parte delle società di sindaci o revisori e/o dell’adeguamento dello statuto/atto costitutivo, sono tenuti a informarne il Tribunale affinché questo si sostituisca all’inerzia degli organi sociali, nominando d’ufficio il sindaco/revisore.

Orbene, in questa prima fase gli uffici del registro delle imprese si sono attenuti ad un profilo cooperativo, richiamando le società all’adempimento (ancorché tardivo) dell’obbligo previsto dal primo comma della norma, anche al fine di evitare l’ingolfamento dei Tribunali e poter raggiungere al contempo il risultato voluto espressamente dalla norma.

Invero, la citata disposizione offre diverse opportunità all’impresa in termini di prevenzione del fallimento.

Il Ministero della Giustizia, ha informato infatti che un eventuale differimento dei termini (che ovviamente dovrebbe essere configurato come una riapertura degli stessi e non una proroga) dovrebbe tenere conto della evidente iniquità sotto il profilo concorrenziale delle imprese che hanno rispettato il termine di adempimento rispetto a quelle che tale termine hanno disatteso.

Inoltre, allo scopo di consentire un’applicazione progressiva del sistema dell’allerta, lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al Codice (in corso di adozione) prevede che i citati obblighi di segnalazione operino a decorrere dal 15 febbraio 2021 per le imprese non obbligate alla nomina dell’organo di controllo (cioè le imprese che negli ultimi due esercizi non hanno superato alcuno dei seguenti limiti: l) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro; 3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità)
Questo slittamento consentirà alle imprese più piccole di adottare le necessarie misure riorganizzative, ad esempio, ricorrendo alla facoltà (art. 13, comma 3, del Codice) di indicare nella nota integrativa al bilancio di esercizio gli indici che risultano correttamente idonei a far emergere l’eventuale stato di crisi
Alla luce di quanto detto, voglio sottolineare, infine, che dalla citata norma del Codice ci si attende un ulteriore contributo al rilancio dell’economia nazionale tramite il tempestivo salvataggio delle imprese in difficoltà. Non va dimenticato, infatti, che l’attivazione dell’allerta non comporta la declaratoria immediata di insolvenza dell’impresa, bensì l’avviamento di un procedimento dinanzi ad Organismi di composizione delle crisi di impresa nel corso dei quali l’impresa è destinata a ricevere assistenza specifica per l’elaborazione di un accordo con i propri creditori o per la predisposizione di piani di rilancio della propria attività.


On.le Porchietto e altri

Risposta

Grazie Presidente, grazie agli Onorevoli interroganti.

Vengono toccati due temi che si intersecano. Da una lato c’è la grande fusione tra i gruppi FCA e PSA e dall’altro il tema dell’automotive in generale. Una filiera che ha un profondo radicamento nel nostro tessuto territoriale e industriale.

Da un lato abbiamo avuto pubbliche e ampie rassicurazioni rispetto agli investimenti del piano industriale che si FCA sta facendo nel nostro Paese e che vengono confermati. Ovviamente sarà compito del Governo monitorare come sempre l’attuazione dei piani industriali ma non abbiamo motivi di preoccupazione in questo senso.

Dall’altra parte abbiamo certamente un settore che è profondamente toccato dalla transizione dalla propulsione endotermica alla trazione elettrica. Questo tema è interessato anche dal macro obiettivo europeo riguardo alle emissioni, vale a dire la possibilità che il settore dei trasporti contribuisca al raggiungimento degli obiettivi in termini di emissioni di CO2. Obiettivi che abbiamo fissato anche nel Pniec che a dicembre scorso abbiamo consegnato alla Commissione europea.

Questo porterà certamente anche i settori sottostanti alla produzione di automobili ad essere interessati dalla transizione. Ma dico di più. Credo che sia un settore dove le nuove tecnologie porteranno un profondo mutamento della mobilità, in termini di richiesta di mobilità e non di automezzi. E’ probabile che in un futuro molto vicino avremo a disposizione delle app che ci consentiranno di far arrivare una macchina elettrica a guida assistita e, con uno sharing naturale, ci porteranno a destinazione. Quindi noi acquisteremo servizi di mobilità. L’automobile diventerà una commodity e non un bene ad acquisto diretto.

Ciò ci fa appunto riflettere sulla necessità di avere oggi una strategia a medio-lungo termine. La stiamo delineando insieme a tutti gli stakeholder di questo specifico settore industriale che è centrale per il nostro Paese. Abbiamo convocato il tavolo automotive, inizialmente un tavolo unico e poi suddiviso in tre gruppi di lavoro tematico. In particolare:

– Uno diretto al sostegno alla domanda di mezzi di trasporto;

– Uno diretto al supporto dello sviluppo delle reti infrastrutturali;

– Uno diretto al sostegno dell’offerta di mobilità.

 Da questo percorso nascerà tutta la visione che il Ministero dello Sviluppo Economico, e il Governo nel suo complesso, adotteranno per gli interventi, anche incentivanti, nel settore dell’automotive, che deve assolutamente mettere al centro la filiera. Filiera che per il nostro Paese e per il nostro tessuto industriale è fondamentale.

Grazie


Whirlpool

 Grazie Presidente, grazie Onorevoli interroganti.

 Il piano industriale non prevedeva, come noto, la dismissione dello stabilimento di Napoli né una retrocessione di produzioni negli altri stabilimenti che ricordo sono Carinaro (CE), Cassinetta (VA), Comunanza (AP), Melano (AN) e Siena.

Con una comunicazione fatta a settembre, l’azienda ha comunicato di voler attivare una procedura di dismissione di un unico stabilimento, quello di Napoli. Riguardo alla procedura che doveva attivarsi immediatamente nello scorso mese di ottobre, siamo riusciti ad ottenere un primo slittamento al 31 marzo 2020, mentre la scorsa settimana abbiamo ottenuto l’impegno da parte dell’azienda di mantenere la produzione nello stabilimento di Napoli fino al 31 ottobre di quest’anno.

Ovviamente questo non è un risultato soddisfacente perché non è il risultato definitivo che vogliamo ottenere. Abbiamo dato mandato a Invitalia, da qualche settimana, di verificare i dati economico finanziari che ha comunicato Whirlpool.

Fino ad oggi non c’è stata la possibilità di verificare se la condizione di mercato effettivamente obbliga Whirlpool a dismettere quello stabilimento o se ci sono margini, grazie all’intervento del MISE e anche della Regione Campania, di investire in quello stabilimento incentivando la continuità produttiva. Il MISE ha dichiarato che non è accettabile una decisione unilaterale da parte di Whirlpool e che lo stabilimento di Napoli deve continuare a produrre. Siamo disponibili a mettere tutti gli strumenti a disposizione di Whirlpool affinché possa continuare la produzione in quello stabilimento. E’ altresì vero che se c’è un problema di mercato per quel prodotto, riteniamo che si possa pensare di cambiare il prodotto e non sospendere la produzione.

Ad ogni modo, non volendo trovarci ad ottobre con un’unica possibilità, che è quella proposta dall’azienda, oltre a valutare i dati della data room, assieme ad Invitalia stiamo interloquendo con altri imprenditori dello stesso settore, per un eventuale cambio di marchio, e stiamo valutando anche altre possibilità imprenditoriali per continuare la produzione di Whirlpool e mantenere i livelli occupazionali.

 

 

 

 

 




Dal Ministero dello Sviluppo Economico:

FONTE : Notizie