Il Conte 2 sarà un governo a Cinque Stelle. Ecco come. Parla Liuzzi (M5S)

Di Mirella Liuzzi | Cittadina Portavoce:

Formiche.net | Green new deal, beni comuni e ministero per il digitale. Le priorità del governo Conte 2 spiegate da Mirella Liuzzi, deputata del Movimento 5 Stelle: “Credo che questo nuovo governo dovrà ragionare più all’unisono”

Di Maio vicepremier? È nelle prerogative di Conte scegliere la squadra di governo. Taglio dei parlamentari? È stato un prerequisito per iniziare il dialogo con il Partito democratico. Un ministero per il Digitale? “Credo che siano maturi i tempi per avere un’unica cabina di regia che si occupi di innovazione ma anche di trasformazione digitale della macchina burocratica”. Mentre sono in corso le consultazioni tra il premier incaricato Giuseppe Conte e le varie forze politiche, Formiche.net ha parlato con Mirella Liuzzi, deputata del Movimento 5 Stelle e segretario di presidenza della Camera dei Deputati, degli obiettivi dell’alleanza con il Pd.

Il presidente Conte ieri ha parlato di un nuovo umanesimo, di un governo “per” e non “contro”. Come si interpretano queste parole guardando alla scelta della squadra di governo?

Credo che questo nuovo governo dovrà ragionare più all’unisono piuttosto che per compartimenti stagni e il presidente Conte ha posto le basi per una nuova stagione politica incentrata su quello che lui chiama un nuovo umanesimo, che vada oltre le ideologie e che sappia mettere al centro l’uomo e le sue naturali inclinazioni. Deve essere chiaro che questo governo dovrà essere politico perché non nasce dall’esigenza di evitare il voto, ma dall’interesse per iniziare una stagione riformatrice. Penso ad esempio ad un Green new deal, un nuovo patto legato all’ambiente, alle fonti rinnovabili, all’economia circolare e ai beni comuni.

Non si è parlato del voto sul taglio dei parlamentari: è ancora, come era stato le scorse settimane, per voi indispensabile?

Il M5S parla di temi e il taglio dei parlamentari è stato un prerequisito per iniziare il dialogo con il Partito democratico. Si tratta di una riforma importante che ha già compiuto un percorso parlamentare che può essere portata a termine in pochissimo tempo, manca solo un voto alla Camera. È chiaro che una volta trovata la convergenza su questo punto, abbiamo ampliato gli impegni ad una manovra equa per scongiurare l’aumento dell’Iva, un salario minimo che garantisca uno stipendio giusto, un nuovo piano di investimenti per il Sud e le infrastrutture.

Nel dialogo con il Partito democratico c’è stato davvero un veto su Di Maio vicepremier? E per voi 5 Stelle è indispensabile che ricopra questo ruolo?

È nelle prerogative del presidente Conte proporre al Presidente della Repubblica la squadra di governo e il capo politico della forza di maggioranza relativa non può non essere presente. Io credo che abbia svolto un lavoro egregio come ministro delle Sviluppo Economico e ha già dimostrato di non avere interesse nelle poltrone rinunciando alla proposta della Lega che lo voleva presidente del Consiglio per ricucire.

Su Formiche.net Stefano Mele ha lanciato l’appello per un ministero per il Digitale. Cosa ne pensa?

È lo stesso appello che ho lanciato lo scorso anno poco prima della composizione del governo gialloverde. Credo che adesso siano maturi i tempi per avere un’unica cabina di regia che si occupi di innovazione ma anche di trasformazione digitale della macchina burocratica, dove purtroppo si sono registrati pochi passi avanti, probabilmente proprio a causa della frammentazione delle competenze. Dal 2020 sarà operativo il Dipartimento della Trasformazione Digitale, voluto nel decreto semplificazioni e istituito con una norma pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 Agosto. Si tratta di una occasione importante per dare compimento organico alla Smart Nation.

È già stato deciso quando sarà il voto sulla piattaforma Rousseau?

Il voto sarà fatto in tempo utile, dando però a disposizione degli iscritti un quadro completo sul programma che stiamo costruendo insieme al Pd e al presidente Conte.

Secondo indiscrezioni all’interno dei gruppi parlamentari 5 Stelle c’è del malcontento per la scelta di votare su Rousseau, come risponde?

Io credo che sia sempre una sfida introdurre meccanismi di partecipazione diretta in un sistema che non prevede tali strumenti, soprattutto in occasione di momenti così delicati come la composizione di un nuovo governo. Ogni forza politica ha il diritto di organizzarsi come meglio crede, c’è chi fa scegliere tutto al proprio leader, chi convoca la direzione nazionale con i propri dirigenti. Noi facciamo esprimere tutti i nostri iscritti, che hanno deciso tra l’altro anche il contratto di governo con la Lega e hanno composto le liste plurinominali M5S alle elezioni politiche.

 

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