Il consumo di suolo ci costa 2 miliardi l’anno. Ecco le parole fondamentali oltre i tecnicismi

Di Federica Daga:

“Una mattina ci svegliamo e davanti alle nostre finestre vediamo un nuovo cantiere pronto ad asfaltare un prato verde”. Con questa immagine è stato introdotto 100 parole per salvare il suolo di Paolo Pileri (Altraeconomia), un glossario che avvicina i tecnicismi dell’urbanistica ai cittadini con il fine di renderli consapevoli ed informati. Ci sono parole con una accezione apparentemente positiva, come “aree di ricucitura o “aree di completamento”, che in realtà celano la volontà di edificare/consumare terreno vergine. Con questa pubblicazione si vuole aiutare a comprendere e portare all’attenzione il tema del consumo di suolo sottolineando come il primo passo per una cultura sull’argomento sia la comprensione delle parole.

Purtroppo il consumo di suolo in Italia non solo viaggia ad una velocità impressionante – 2 mq al secondo – ma costa ai cittadini 2 miliardi l’anno. Si tratta di costi nascosti come li ha definiti la Commissione europea perché derivano dalla perdita dei cosidetti servizi sistemici, in altre parole dalla scomparsa della capacità che processi e componenti naturali hanno nel fornirci beni, o servizi, che soddisfano le nostre necessità di uomini. I dati sono allarmanti, proprio la scorsa settimana è stata presentata a Roma la ricerca sperimentale condotta dal Comune insieme a Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con la collaborazione dei volontari del Servizio Civile che ha creato una mappa per visualizzare il consumo di suolo della Capitale. Un risultato che presto sarà online (sul sito dell’Ispra), disposizione di tutti, e che è il frutto di analisi statistiche e interpretazione delle immagini satellitari. A Roma il territorio consumato è addirittura pari a 3.600 volte l’area del Circo Massimo di cui il 13%  ricade in aree a massima pericolosità idraulica, delle quali oltre l’80% è irreversibile.

Dunque il suolo, come altre risorse, deve essere preservato e tutelato in un’ottica di sostenibilità sul lungo periodo. E questo puo’ avvenire non solo con gli strumenti legislativi ma anche con la consapevolezza e sensibilizzazione dei cittadini sul tema. All’inizio di questa legislatura abbiamo depositato alla Camera la proposta di legge 63 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati” sulla quale siamo a lavoro.” Attualmente in commissione Ambiente al Senato è iniziato l’iter su un medesimo testo di legge. Ci auguriamo che quanto prima si arrivi ad una norma nazionale su un tema che ha un rilievo vitale per noi tutti.

 

Leggi anche Il quinto rapporto dell’Ispra sul consumo di suolo in Italia.

 

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FONTE : Federica Daga