I profughi del Pd

Speriamo che la Sea Watch si porti in Libia almeno qualche profugo del Pd. Uno di quelli accorsi al molo o saliti sulla nave a far pagliacciate. Non sarebbe male. Ma poi bisogna vedere se li fanno sbarcare in Africa. Di sicuro ne hanno sentito parlare anche là del Pd e lo temono come la peste bubbonica. Come la stragrande maggioranza degli italiani che l’ha visto all’opera negli ultimi decenni. Non si era mai visto un partito che riuscisse nella storica impresa di tradire tutto e tutti contemporaneamente e a trecentosessanta gradi. Una catastrofe che ha fatto crollare il partito e con lui un intero regime generando orde di profughi che oggi sono costrette a provarci con l’unica categoria che non sono ancora riusciti a tradire e cioè i profughi del terzo mondo. Poveracci, i profughi del terzo mondo. Scappano dalla miseria, sono convinti di arrivare nella Terra Promessa e si ritrovano Martina e Orfini che li attendono sul molo a braccia aperte. Che orribile destino. Dalla padella alla brace. Qualche buon cuore li dovrebbe avvertire del pericolo. Già hanno esigue speranze di farcela in Europa, in mano ai profughi del Pd sono del tutto fottuti e rischiano di finire davvero male. Anche perché le elezioni europee sono alle porte e i profughi del Pd si stanno rianimando famelici per l’unica cosa che gli interessa davvero e da sempre: la poltrona. Quella da cui sono stati cacciati a calci il 4 marzo e che vogliono riconquistare emigrando in quel di Bruxelles. È da mesi ormai che i profughi del Pd vagano come inutili fancazzisti per il Belpaese collezionando figuracce e pernacchie a spese del contribuente. Con l’inizio della campagna elettorale europea, la pacchia è finita e se vogliono rimettere il sederino sul velluto devono darsi da fare. Del resto levarsi dai piedi dopo i disastri accumulati non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Come da tradizione, ci vogliono crepare su qualche poltrona e la meritocrazia si applica solo agli alri e ai poveri cristi. E così i trafficanti di voti parlano già di una mega ammucchiata anti-sovranista, una specie di campo profughi politico dove radunare tutti i trombati del 4 marzo nella speranza che qualche scafista del consenso li traghetti in Europa. E così ogni occasione è buona per imbastire qualche pagliacciata mondialista a favore di telecamere. Ma mentre i profughi del Pd piagnucolano sui moli e sui ponti delle navi, Conte annuncia che anche questa volta la fermezza ha pagato ed altri paesi europei accoglieranno i migranti. E mentre i profughi del Pd piagnucolano sui moli e sui ponti delle navi, i dati confermano che sono crollati drasticamente sia gli sbarchi che i morti in mare. E mentre i profughi del Pd piagnucolano sui moli e sui ponti delle navi, comincia a diradarsi la nebbia su chi siano davvero i buoni e i cattivi e si comincia a discutere delle cause dell’immigrazione di massa invece che solo delle conseguenze. Ma non bisogna cadere nella xenofobia politica, per carità. In democrazia anche i profughi del Pd hanno diritto ad un pasto caldo ed una branda. Certo, se poi la Sea Watch se ne portasse in Libia qualcuno non sarebbe male. A giovarne sarebbero anche i profughi del terzo mondo, l’unica categoria che il Pd non ha ancora tradito e che ignora i rischi che corre.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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