I conflitti interni al comparto non permettono l’avvio della CUN Grano duro

Di Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento:

Approvate con la legge 91 nell’agosto 2015, grazie ad un mio emendamento, le CUN (Commissioni Uniche Nazionali) di filiera stanno via via soppiantando le vetuste Borse Merci, introdotte da un regio decreto nel lontano 1913. Ma per il comparto cerealicolo, purtroppo, non si riesce ancora a sbrogliare la matassa. Nonostante il drammatico crollo dei prezzi che, talvolta, non riesce neppure a coprire i costi di produzione e la concorrenza sleale del grano importato dall’estero, che copre il 30% del fabbisogno nazionale, non si è ancora giunti, infatti, ad un accordo tra i diversi soggetti della filiera. A ribadirlo è Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche Agricole, nel corso del question time tenutosi oggi giovedì 30 maggio al Senato.

Il sistema cerealicolo italiano riveste una grande importanza all’interno dell’intero settore agricolo nazionale sia per l’estensione delle coltivazioni e la formazione di una parte rilevante di fatturato sia per il forte valore identitario che esprime – ha dichiarato il ministro Centinaio – Proprio per questo il Ministero delle Politiche Agricole è impegnato nel sostegno della filiera grano/pasta e nel consolidamento dei rapporti tra trasformatori e agricoltori per garantire massima tutela ai consumatori”.

La Cun prevede un accordo tra parte acquirente e parte venditrice per la formazione di un prezzo di riferimento valido a livello nazionale che superi il sistema attuale delle borse merci di quotazione. Al fine di avanzare nelle procedure e a fronte di una richiesta di filiera, il Ministero già in data 14 marzo 2018 ha tenuto un tavolo tecnico e in data 21 marzo 2018 ha inviato ai partecipanti al tavolo un questionario per stabilire alcune caratteristiche fondamentali della costituenda CUN grano duro, tra le quali la sede scelta dalle parti. Al tavolo tecnico sono state invitate le organizzazioni agricole e le rappresentanze della parte industriale di trasformazione, proprio per individuare comunemente un percorso utile di formazione della CUN. Il Ministero ha ricevuto solo 3 risposte al questionario, di cui due di richiesta di interrompere il percorso di formazione della Cun da parte delle rappresentanze della futura parte acquirente. Nessun riscontro o indicazione è stata inviata dall’associazione Grano Salus: l’unica ad aver dato risposta è stata Alleanza delle Cooperative.

Ma, proprio perché il Mipaaft ritiene importante l’obiettivo di avere un prezzo indicativo più trasparente per chi produce fuori da contratti di filiera – ha proseguito Centinaio – nel dicembre 2018 ho ribadito al tavolo di filiera grano/pasta la disponibilità per la creazione di una Commissione unica nazionale per il grano duro, nell’ambito di una serie di azioni per il settore. In questo senso sta continuando il lavoro di dialogo tecnico con le parti e non si può escludere una forma sperimentale che porti poi al pieno riconoscimento della Cun grano duro” come annunciato dal vicepremier Di Maio e dal deputato L’Abbate (M5S) durante l’incontro del 12 maggio scorso a Foggia presso la Camera di Commercio.

Vanno di certo sciolti alcuni nodi come il listino per definire bene le caratteristiche del grano, il giorno di riunione, la sede – ha concluso il ministro Centinaio – con le candidature di Bologna, Foggia e Roma per ospitare la Cun”.

Personalmente ritengo di secondaria importanza la sede della Cun sul grano duro rispetto al suo effettivo avvio. E si tratta comunque di una scelta che deve fare la filiera in maniera autonoma. Posso solo auspicare che, per ciò che simboleggia, sia Foggia la sede ma gli obiettivi della mia norma erano e restano quelli di maggiori controlli sulle importazioni, vera trasparenza sui prezzi all’origine, qualità delle produzioni e sostegno economico al primo settore con un dialogo interprofessionale in grado di rendere più trasparente la formazione del prezzo. Mettere nelle condizioni gli agricoltori di disporre delle stesse informazioni dell’industria agroalimentare così da non soccombere alle logiche del più forte ma lasciare al libero mercato di imporsi, guardando con attenzione alla qualità delle materie prime oggetto di trattativa. La legge e il relativo decreto attuativo sono oramai realtà assodate e parlano chiaramente: ora tocca agli operatori della filiera e quindi alle associazioni mettersi d’accordo, perché il Governo può solo fare un lavoro di moral suasion ma le responsabilità, giunti a questo punto, sono in capo agli attori del comparto cerealicolo. Se il comparto vorrà si potrà procedere presto alla Cun come già accaduto in altri settori. Altrimenti tutti gli sforzi legislativi risulteranno purtroppo vani e ciò, ovviamente, non me lo auguro.

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FONTE : Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento

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