FONDI PER COMUNI, PROVINCE E REGIONI: ECCO GLI INVESTIMENTI DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

di Virginia Villani:

Come Governo, stanziamo 4,2 miliardi complessivi per gli investimenti regionali dal 2019 al 2020, di cui almeno 800 milioni devono essere spesi già nel 2019. Gli investimenti devono essere indirizzati a precisi ambiti: sicurezza (anche sismica) degli edifici, prevenzione dissesto idrogeologico, tutela ambientale, viabilità e trasporti, edilizia sanitaria ed edilizia pubblica residenziale, interventi per le imprese. La parte non spesa deve essere restituita al Bilancio dello Stato, così da incentivare al massimo la spesa per investimenti.

In particolare:

Investimenti regionali in edilizia sanitaria

4 miliardi aggiuntivi per gli investimenti in edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico dal 2019 al 2033 (100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2025, di 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2031, di 300 milioni di euro per l’anno 2032 e di 200 milioni di euro per l’anno 2033).

Fondi che serviranno a restituire ai cittadini strutture sanitarie che rispettino le norme igieniche elementari (basta formiche negli ospedali come in Campania).

Investimenti nella sicurezza degli edifici e del territorio per Regioni e Comuni

Abbiamo previsto fondi per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio (compreso dissesto idrogeologico, strade, ponti e viadotti) per un importo di 135 milioni di euro annui per gli anni dal 2021 al 2025, 270 milioni di euro per l’anno 2026, di 315 milioni di euro annui per gli anni dal 2027 al 2032 e di 360 milioni di euro per l’anno 2033. In tutto 3,2 miliardi di euro.

Il 70% almeno di questi fondi sono assegnati, per ciascun anno, dalle Regioni a statuto ordinario ai Comuni del proprio territorio entro il 30 ottobre dell’anno precedente al periodo di riferimento.

Investimenti delle Regioni contro il dissesto idrogeologico (dai fondi europei)

Per contrastare il dissesto idrogeologico le Regioni devono utilizzare in via prioritaria le risorse disponibili nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi europei della programmazione 2014-2020 e dei programmi complementari di azione e coesione, fino a complessivi 700 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 (2,1 miliardi in tutto).

Investimenti in strade e scuole nelle Province

Istituiamo un fondo di 250 milioni di euro annui dal 2019 al 2033 (3,75 miliardi in tutto) per il finanziamento di piani di sicurezza finalizzati alla manutenzione di strade e scuole nelle Province delle Regioni a statuto ordinario.

Investimenti in sicurezza edifici e territorio dei Comuni

Attiviamo un fondo da 250 milioni di euro annui per gli anni dal 2021 al 2025, di 400 milioni di euro per l’anno 2026, di 450 milioni di euro annui per gli anni dal 2027 al 2031 e di 500 milioni di euro annui per gli anni 2032 e 2033. In totale 4,9 miliardi di euro.

Investimenti piccole opere dei Comuni
Attiviamo un fondo da 400 milioni di euro per finanziare piccole opere nei comuni, dalla messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici alla valorizzazione del patrimonio comunale. In particolare introduciamo un contributo di 40mila euro per i Comuni fino a 2 mila abitanti, di 50mila euro per quelli fino a 5mila abitanti, di 70mila euro per i Comuni fino a 10mila abitanti e di 100mila euro per quelli fino a 20mila abitanti.

Sblocco Fondo periferie
Si mettono a disposizione dei Comuni i fondi per le periferie che erano stati provvisoriamente bloccati dal dl Milleproroghe (nel quale si approvò lo sblocco degli avanzi di amministrazione dei Comuni virtuosi). Ora anche i 96 bandi successivi ai primi 24 classificati saranno finanziati già nel 2019, ma non oltre le risorse effettivamente sostenute e documentate.

Appalti diretti fino a 150 mila euro
La soglia di affidamento diretto degli appalti per i Comuni passa da 40 mila a 150 mila euro. La procedura negoziata con l’innalzamento della soglia sarà valida in via sperimentale per un anno, in attesa della revisione complessiva del Codice degli Appalti. La norma, delicata dal punto di vista politico e comunicativo, è stata voluta dalla Lega, anche se la soglia originariamente prevista dalla Lega era ancora più alta (200 mila euro).

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