Fiume Biferno, una storia infinita: fondi disponibili dal 2007 ma fermi

Nonostante i milioni di euro previsti ormai 13 anni fa dal protocollo d’intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regione Molise, ad oggi non è stato fatto nulla per mettere in sicurezza il tratto di fiume tra la foce e la diga del Liscione. Nel 2019 ho presentato una interrogazione in Consiglio regionale e dopo un anno di attesa ho ricevuto una risposta che mette in luce i dettagli di una vicenda assurda

Di Patrizia Manzo, portavoce del M5S e vicepresidente del Consiglio regionale 

Da 13 anni ormai attendiamo la messa in sicurezza del fiume Biferno, nonostante siano stati stanziati ben 15 milioni di euro per gli interventi, così come stabilito nel protocollo d’intesa del 2007 tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Molise. Dodici mesi fa, con un’interrogazione indirizzata al Presidente Donato Toma, chiedevo informazioni sui fondi destinati ai lavori di sistemazione idrica nel tratto compreso fra la diga del Liscione e la foce del fiume, sui tempi di attuazione degli interventi previsti, sulla volontà di metterli in campo. Una domanda che pongo ai governi regionali fin dal 2014 e che solo adesso ha ricevuto risposta.

Col protocollo d’intesa del 2007 vennero stanziati ben 60 milioni per la ‘realizzazione di opere indispensabili’, a fronte della estrema pericolosità che il basso Molise si troverebbe ad affrontare se si dovesse ripetere una disastrosa alluvione come quella del 2003. Alluvione che comportò l’inondazione dell’intero Nucleo industriale di Termoli, con danni insostenibili per l’economia molisana, per le piccole imprese e le abitazioni di chi vive lungo le rive del fiume, che tuttora avverte il pericolo di allagamenti dei terreni agricoli e dei fabbricati rurali. Dalla risposta, ho scoperto che nonostante i fondi siano stati stanziati nel 2007, ad oggi non si è concretizzato nulla.

Il Servizio ha proposto di inserire nell’ambito del Defr 2019-2021 il tema della salvaguardia dei territori adiacenti al fiume, richiedendo che vengano appostate le somme necessarie già dal prossimo documento economico finanziario della regione. L’inizio dei lavori, teoricamente, è fissato al 2021 fermo restando che dovrebbero essere stanziate somme per 15 milioni così diluite: un milione per il 2020, 9 milioni per il 2021 e i restanti nel 2022.

Con l’approvazione del Defr 2019-2021, le somme trasferite dal Ministero dell’Ambiente saranno rese progressivamente disponibili. Dalla relazione di Toma ho avuto anche un’ulteriore conferma: quei soldi non sono mai stati utilizzati per opere di sistemazione idrica del fiume. Quindi, dall’alluvione ad oggi, la situazione non è cambiata, può essere solo peggiorata. In questi 13 anni, si sono registrate solo comunicazioni tra Ministero, Regione e Cosib su chi doveva fare cosa. Intanto, non solo gli argini del fiume non sono mai stati messi in sicurezza ma non si è provveduto neanche alla manutenzione ordinaria dei semplici canali.

Al tempo stesso qualche settimana fa il Tar della Campania ha condannato la Regione Molise a risarcire alcune aziende di Campomarino, danneggiate proprio a seguito della notevole quantità di acqua tracimata da quei canali, ostruiti da detriti ed erbe infestanti e mai bonificati. L’ennesimo paradosso del nostro Molise: la regione esiste, il tempo e la memoria molto meno.



Di MoVimento 5 Stelle Molise:

FONTE : MoVimento 5 Stelle Molise