Fanghi e gessi: diffida e sospensione dell’attività per la Valli spa

Di Massimo De Rosa:

La provincia di Brescia ha avviato la procedura di diffida e di sospensione dell’attività di produzione di gessi di defecazione per lo stabilimento della ditta Valli spa di Lonato del Garda, località Campagnoli. Gravissime le motivazioni e le inadempienze della ditta a seguito della visita ispettiva di Arpa Lombardia.

“Si riscontra un’incoerenza tra il processo effettuato e quello indicato dalla normativa a cui la ditta indica di aderire. Vi è un’incongruenza tra le materie prime effettivamente impiegate e quelle indicate dalla azienda stessa nel Registro…”, si legge nella relazione di Arpa, che prosegue:“…la precipitazione di solfato di calcio sarebbe precedente e non successiva all’idrolisi, al contrario di quanto richiesto dalla normativa..Come da parere ISPRA non risulterebbe accettabile da un punto di vista ambientale che il rispetto, per esempio, dei tenori massimi consentiti di metalli pesanti…..venisse garantito grazie all’aggiunta dei componenti non essenziali (gesso e carbonato di calcio) e quindi attraverso una sorta di diluizione…è legittimo ritenere che i fanghi in parola potrebbero non essere idonei come materiale biologico di partenza. Le acque accumulate nelle vasche di raccolta delle meteoriche e delle acque lavaggio cassoni che vengono ricircolate nel processo produttivo…. sono risultate fangose e putrescenti e non risultano verifiche o controlli delle stesse”.

Queste sono solo alcune delle inadempienze e criticità elencate da ARPA Lombardia nella relazione finale del dicembre 2018 a seguito dell’ultima visita ispettiva presso l’impianto della ditta Valli spa di Lonato del Garda, località Campagnoli, di proprietà della famiglia Parolini, molto legata alla politica locale, tra cui ad esempio Mauro Parolini, ex assessore di Regione Lombardia, che ha costretto la Provincia di Brescia ad aprire i procedimenti di diffida e sospensione dell’attività di produzione di gessi di defecazione, attività principale dell’impianto, che vengono poi utilizzati in agricoltura.

Quello che risulta dalla relazione di ARPA è un quadro desolante e allarmante per l’intera comunità, sia dal punto di vista ambientale che sanitario. Infatti l’ATS sta valutando le risultanze della visita ispettiva e se dovessero essere riscontrate situazioni di pericolo o danno per l’ambiente, per la Valli potrebbero scattare anche la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dell’impianto.

In sostanza, da quanto emerge dalla relazione, gesso e carbonato di calcio non sono considerati materie prime nella produzione di gessi di defecazione, ma la Valli ne utilizza in altissime quantità, soprattutto il carbonato di calcio, e li considera materie prime. Inoltre non li utilizza in modo corretto e aderente alla normativa, quindi il loro procedimento è da considerarsi illegittimo. Ma a cosa deve servire tutto questo eccesso di carbonato di calcio? Lo ipotizza proprio la relazione citando i pareri di ISPRA: ad avere un effetto diluente sulla concentrazione di metalli pesanti nella materia prima di partenza, cioè i fanghi di depurazione delle acque reflue urbane e permettere quindi alla Valli di utilizzare fanghi che potrebbero, si legge, “non essere idonei come materiale biologico di partenza.”. Circostanze che possono essere di una gravità inaudita non solo per l’ambiente e per la salute pubblica, ma perché possono evidenziare un comportamento consapevole e reiterato della Valli nello smaltimento di rifiuti non idonei.

Inoltre apprendiamo da questa pesante relazione che la Valli non ha un sistema di monitoraggio in continuo per controllare, comprendere e verificare le reazioni che avvengono nella fase di produzione fra il carbonato di calcio e gli altri componenti della miscela. Altro fatto grave è il mancato trattamento delle acque di lavaggio nelle vasche che vengono poi riutilizzate nel processo produttivo, che sono risultate essere fangose e putrescenti.

Ci troviamo di fronte ad una ditta che adotta un processo produttivo illegittimo, contrario a quanto stabilito dalla legge; non monitora le reazioni nel processo produttivo e non tratta le acque di lavaggio; utilizza in maniera spropositata un componente (carbonato di calcio, anche oltre al 90% in rapporto alla sostanza secca dei fanghi trattati), non materia prima, che però può dare un effetto di diluizione dei metalli pesanti presenti nei fanghi di partenza e quindi permettere alla Valli di utilizzare rifiuti non idonei (come da parere ISPRA).

Quello che ci chiediamo è: da quanto andava avanti questa situazione?

Anche la Provincia di Brescia, imponendo la sospensione dell’attività, ha riconosciuto il comportamento della Valli come reiterato. Da dove venivano i fanghi ritirati dalla Valli? Erano idonei o, come si paventa, non idonei? Chi ha utilizzato i gessi di defecazione prodotti dalla Valli? Quali campi sono stati “concimati” con questi prodotti?
Tutto questo deve farci aprire gli occhi sulle aziende come la Valli che utilizzano come materiale di partenza i fanghi per produrre sostanze utilizzate sui nostri campi che però possono servire anche a “legalizzare” prodotti non idonei e altamente nocivi per la nostra salute. Proprio alla luce di questo, porteremo all’attenzione della Regione Lombardia questo caso chiedendo anche un piano straordinario di controlli su tutte le aziende lombarde che trattano i fanghi di depurazione.

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FONTE : Massimo De Rosa