Enoturismo, il decreto che mancava!

Di Filippo Gallinella:

In questi ultimi due anni (2017-2019), per la prima volta il turismo del vino entra nel quadro legislativo italiano, con l’approvazione, nella Legge di Bilancio per il 2018, della disciplina dell’enoturismo e il 12 marzo con la firma del decreto ministeriale attuativo, contenente le linee guida in merito ai requisiti minimi di qualità per l’esercizio della relativa attività.

Per comprendere appieno l’importanza di queste iniziative andate a buon fine, basti pensare che il termine enoturista è apparso per la prima volta una ventina di anni fa, ma è diventato un neologismo a tutti gli effetti solo nel 2008. Ciò che la dice lunga su quanto sia giovane questo mondo e il suo concetto nella società. Lo strumento di diritto positivo di cui parliamo, per il quale l’iter normativo oggi può dirsi concluso, pone nelle mani dei vignaioli e dei territori uno strumento straordinario nell’ottica della multidisciplinarietà.

Un provvedimento fortemente strategico, che consente al turismo legato al vino di uscire finalmente dall’ombra, di acquisire – grazie all’intervento del legislatore e dell’attuale Governo – ancora maggiore dignità: si tratta di un settore produttivo che in Italia vale più di 2,5 miliardi di euro all’anno, con 14 milioni di accessi di turisti e winelover; e che ora, con questi interventi normativi, è destinato a crescere esponenzialmente (i dati sono del Movimento Turismo del Vino Italia).

Il nostro Paese possiede un indiscusso patrimonio vitivinicolo con una straordinaria varietà ampelografica: accanto alla produzione enologica negli ultimi anni si è assistito all’esplosione di una forma di turismo legata a quel mondo, che per i numeri in grado di generare rappresenta un asset importantissimo per la crescita del comparto. Le cantine che vorranno far conoscere e promuovere il vino nei luoghi e negli spazi di produzione, e raccontare la bellezza delle autoctonie avranno accesso a semplificazioni, agevolazioni e ai benefici fiscali previsti per gli agriturismi.

La norma della legge di bilancio, di carattere definitorio, chiarisce chi potrà svolgere enoturismo: sono autorizzate solo le aziende agricole e di imbottigliamento situate in zone di vini Docg, Doc e Igt. Esse avranno la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina, vendemmie esperienziali e “pacchetti”, equiparando la disciplina fiscale di queste attività a quella agrituristica. Mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell’ambito di un’azienda agricola. Alle cantine basterà presentare una “Scia” al comune di competenza per esercitare le attività di promozione e conoscenza del vino.

A tali attività saranno applicate le disposizioni fiscali contenute nella legge fiscale sull’agriturismo, la n. 413 del 1991, mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell’ambito di un’azienda agricola (articoli 295 e seguenti della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006). Si aprono quindi nuovi scenari anche per il lavoro nel settore: coinvolgendo tutta la filiera e facendo divenire il mondo del vino un veicolo di connettività con cui costruire reti culturali, sociali ed economiche, potrebbero aggiungersi altre certificazioni e formazioni ad hoc per gli operatori enoturistici.

Siamo di fronte ad una declinazione compiuta della straordinaria portata di una attività complementare a quella di produzione de vino, andando a riempire lo spazio lasciato vuoto dal Testo Unico del Vino. Ora, a mio avviso, occorre concentrarsi sull’istruzione e sulla formazione per irrobustire la cultura del vino e diventare leader assoluti nel mondo.

Torniamo alla definizione. Enoturisno significa – anche – viaggiare per «assaggiare» un posto, per scoprire il senso stesso di un luogo.  L’enoturismo, la cui dimensione esperienziale è più marcata rispetto ad altre tipologie di vacanza, può essere considerato a tutti gli effetti una forma di turismo culturale, perché attraverso il vino si entra in contatto con la cultura e le tradizioni di un territorio. Il vino diventa una delle chiavi d’accesso alla cultura del territorio.

Inoltre l’enoturismo, a differenza di altre attività di viaggio e attrazioni, è disponibile tutto l’anno, in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi condizione atmosferica. Quindi è un tipo di turismo su cui investire se si vuole destagionalizzare o prolungare la stagione turistica. La sua regolamentazione produce una serie di vantaggi economici per il nostro paese: 1) aumenta le entrate e le tasse derivanti dagli arrivi dei visitatori; 2) stimola la domanda di esportazione di prodotti alimentari e bevande locali.

Il legislatore (nella Legge 27 dicembre 2017 n°205, art. 1, comma 502, legge di bilancio per il 2018) definisce enoturismo tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine.

Come ho accennato, con il Decreto Ministeriale 12 marzo 2019, sono state approvate, a firma del Ministro Centinaio e con il placet delle Regioni, le “Linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”  Le Linee guida, contenute nell’articolo 2 del decreto, possono essere così riassunte:

1. È prevista un’apertura settimanale o anche stagionale di un minimo di 3 gg, all’interno dei quali possono essere compresi la domenica, i giorni prefestivi e festivi;

2. Si devono utilizzare strumenti di prenotazione delle visite, preferibilmente informatici;

3. Bisogna affiggere un cartello all’ingresso dell’azienda che riporti i dati relativi all’accoglienza enoturistica, ed almeno gli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e le lingue parlate;

4. Occorre avere un sito o pagina web aziendale (ovviamente multilingua, anche se non specificato, e con alcune sezioni che dovrebbero considerarsi obbligatorie come la descrizione della cantina, della filosofia di produzione, dei servizi offerti, dei vari vigneti e dei vini prodotti);

5. E’ d’uopo indicare la presenza dei parcheggi in azienda o nelle vicinanze;

6. Bisogna disporre di materiale informativo sull’azienda e sui prodotti stampato in almeno 3 lingue, compreso l’italiano;

7. è necessario esporre e distribuire del materiale informativo sulla zona di produzione, sulle produzioni tipiche e locali con particolare riferimento alle produzioni con denominazione di origine sia, in ambito vitivinicolo che agroalimentare, sulle attrazioni turistiche, artistiche e architettoniche e paesaggistiche del territorio in cui è svolta l’attività enoturistica;

8. occorre disporre di ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza e per la tipologia di attività in concreto svolte dall’operatore enoturistico;

9. è richiesta la presenza di personale addetto dotato di competenza e formazione, anche sulla conoscenza delle caratteristiche del territorio, compreso tra il titolare dell’azienda o i familiari coadiuvanti, i dipendenti dell’azienda e i collaboratori esterni;

10. L’attività di degustazione del vino all’interno delle cantine deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale, purché non siano alterate le proprietà organolettiche del prodotto;

11. Lo svolgimento delle attività di degustazione e commercializzazione esige personale dotato di adeguate competenze e formazione, compreso tra il titolare dell’azienda o i familiari coadiuvanti, i dipendenti dell’azienda e i collaboratori esterni.

Le linee guida potrebbero apparire di difficile applicazione e in alcuni casi richiedono investimenti economici anche importanti, come nel caso in cui si debba attrezzare adeguatamente un’area della cantina per le degustazioni. Tuttavia, sono convinto che le cantine che già praticano con successo l’enoturismo siano in grado di confermare che gli investimenti possano essere recuperati in maniera agevole e rapida. L’enoturismo, che ha già numeri importanti, anche prima ed a prescindere dalle agevolazioni previste dalla nuova legge, è in forte crescita e sono numerosi i turisti che vorrebbero fare un’esperienza in cantina durante le loro vacanze. Il vino è infatti ormai da considerarsi come un vero e proprio driver di viaggio.

Il 56% dei turisti italiani ha visitato una cantina nel corso delle sue recenti vacanze e il 44% ha partecipato ad eventi e festival a tema.  Un forte interesse, testimoniato da più parti, che va oltre il semplice desiderio di degustare i vini locali, ma si traduce nel desiderio di vivere esperienze segmentate ed innovative. La percentuale dei turisti stranieri interessati a questo tipo di esperienze è ancora più elevata. Inoltre numerosi tour operator internazionali hanno già integrato i loro pacchetti turistici con visite alle cantine e degustazioni di vini e prodotti tipici nelle loro destinazioni italiane a catalogo, a testimonianza della crescita del settore. I visitiatori cosa si aspettano da questa peculiare attività divulgativa e culturale?

Che venga loro raccontato il vino, quali siano i metodi di produzione, vedere e conoscere le cantine ed i vigneti. Ambiti di interesse capaci di creare un’opportunità competitiva per imprese vitivinicole incoraggiando una voce attiva del bilancio e dagli ampi margini di crescita: poter utilizzare il vino ed i paesaggi viticoli come leva dell’attrattività nei territori e nei luoghi di produzione.Un nuovo modello, invero sdoganato anche dal Testo Unico del Vino che, in uno dei punti di maggiore innovazione, ha riconosciuto la valenza culturale del vino e dei territori viticoli, confermando un’evoluzione in atto che indubbiamente ha è avrà effetti, diretti ed indiretti, sulle dinamiche sociali oltreché economiche delle filiere produttive e commerciali.

Nel contesto del discorso che sto conducendo, non posso non citare il XV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, frutto del lavoro dell’Osservatorio Città del vino/Università di Salerno, poiché contiene elementi e dati utili con riguardo al tema trattato. Rammento in particolare che questi studi sono stati alla base dell’istruttoria tecnica che ha portato, nella Legge di Bilancio per il 2018, all’introduzione della rivoluzione normativa e anche fiscale di cui stiamo parlando, per l’enoturismo italiano.

Nel febbraio scorso, l’anteprima di questo Rapporto è stata presentata alla Borsa Internazionale del Turismo, a Milano, al Ministro delle Politiche agricole. Tale documento ci dice che, oltre alla figura specialistica dell’enoturista appassionato (circa 150 euro la spesa giornaliera) spuntano i nuovi escursionisti del vino: viaggiano in giornata e spendono mediamente 85 euro. Emergono poi nuove conferme sulle stime dell’enoturismo dell’anno precedente: almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici tra escursioni e pernottamenti, almeno 2,5 miliardi di euro annuali di giro d’affari considerando l’intera filiera enoturistica. Numeri (considrati addirittura prudenti) che lasciano ben sperare per crescite e sviluppi sempre più consistenti.

Si conferma inoltre la vivacità del fenomeno, caratterizzato anche da numerose iniziative nei Comuni e sui territori per la promozione e il miglioramento dell’offerta enoturistica. Risultati incoraggianti sono poi emersi dai due sondaggi, in particolare da quello rivolto alle aziende, che segnalano, con tutti i limiti di un sondaggio esplorativo, di erogare un’offerta ormai consolidata di servizi essenziali e accessori per l’enoturismo.

Rimangono tuttavia da sanare alcuni ritardi per l’accessibilità di persone disabili a vigneti, cantine e degustazioni. Quest’impegno sui servizi, accompagnato al fascino del binomio vino/territorio è adeguatamente compensato dagli enoturisti, i quali, dal sondaggio esplorativo, spendono in media circa 85 euro se escursionisti senza pernottamento e circa 150 euro al giorno se turisti con pernottamento. La parte generale del Rapporto riguarda come sempre i Comuni associati alle Città del Vino, principali riferimenti della promozione del territorio vitivinicolo.La parte speciale svolge, come accennavo, due sondaggi esplorativi su domanda (enoturisti) e offerta (aziende/cantine) del mercato del turismo del vino in Italia, con un’enfasi molto attenta alle caratteristiche e ai livelli del servizio (eno)turistico.

Qualche parola sui risultati fondamentali emersi dall’indagine Dei rispondenti, almeno 1 Comune su 2 (52,78%) non prevede tassa di soggiorno. Il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del settore enoturistico (cantine, ristoratori, albergatori, ecc.) agli enoturisti che arrivano nel territorio comunale è giudicato discreto (7,18 in media), con più del 40% che si spinge a riconoscere un voto pari o superiore a 8. L’attività su cui dovrebbero investire gli operatori del settore per migliorare i servizi offerti agli enoturisti che arrivano nel territorio comunale è in generale la formazione del personale (33,33% in tutto), seguita dalla pubblicità (27,78%). Quasi 3 Comuni su 4 (73,61%) hanno realizzato nel 2018 uno o più progetti per promuovere l’attrattività enoturistica del territorio e/o per migliorare i servizi offerti agli enoturisti. Gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole della zona, sembrano incidere in media per il 26,95%. Gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle altre aziende della filiera enoturistica (ristoratori, albergatori, altri produttori tipici, ecc.), sembrano incidere in media per il 35,98%. La qualità delle infrastrutture di collegamento della singola zona d’interesse è giudicata inadeguata/insufficiente (5,48 in media). 2 Comuni su 3 (65,28%) sono inseriti e/o hanno rapporti con la Strada del Vino e/o dei Sapori del territorio: il funzionamento di questo organismo è giudicato inadeguato/insufficiente (5,85 in media). Circa 6 Comuni su 10 (58,33%) non hanno un Ufficio Turistico: quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche (ossia il 70% circa; soltanto 5 “stimano” su 42 rispondenti “Sì”). Per ben più dell’80% dei rispondenti il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo nel 2018 sono aumentati o almeno rimasti stabili, anche rispetto alle stime di “Città del Vino” (circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliardi di euro): queste evidenze/stime sembrano ormai salde e lasciano intravedere in realtà probabili tendenze in crescita. Circa il 20% (19,44%) dei Comuni rispondenti appartiene anche all’Associazione Nazionale delle “Città dell’Olio”. 3 Comuni su 4 sanno della partnership strategica siglata a dicembre 2018 tra l’Associazione Nazionale delle “Città del Vino” e l’Associazione Nazionale delle “Città dell’Olio”, ritenendola utile e lungimirante per diverse motivazioni.

Le Aziende rispondenti al sondaggio sono diffusamente distribuite sul territorio nazionale tra Nord – Centro – Sud – Isole, ma emerge con prepotenza anche in questo caso (oltre alla tradizionale reputazione enoturistica e all’altra evidenza che emergerà dal sondaggio sugli Enoturisti) il contributo della Toscana al turismo del vino in Italia, essendo “toscane” quasi la metà delle aziende/cantine rispondenti (19 su 42). Al di là dei valori medi, che trattandosi di un sondaggio esplorativo non possono che essere meramente indicativi, anche perché probabilmente si tratta di rispondenti già fisiologicamente sensibili al turismo del vino, emergono tre attività su tutte nello svolgimento della “normale” offerta enoturistica: vendita diretta in cantina, degustazioni e visita in cantina (che assieme “cubano” quasi il 65% di quanto svolto in azienda per il turismo del vino). Sembrano molto interessanti i livelli di servizio offerto, come emerge dall’indagine su servizi di logistica, di accoglienza e accessori. Emerge purtroppo ancora qualche ritardo nell’accessibilità per i disabili ai vari servizi enoturistici.

Il turista del vino in Italia, dal sondaggio esplorativo, si conferma prevalentemente escursionista, avendo ricavato circa un 60% dei rispondenti, probabilmente già sensibili al turismo del vino, che in un modo o in un altro rientrano a casa nell’arco della giornata. Questa evidenza conferma inoltre la validità dell’assunzione alla base delle stime dei Rapporti dell’Osservatorio di “Città del Vino”, che combinano insieme turisti in senso stretto (visita in cantina con pernottamento sul luogo) ed escursionisti in senso più largo (visita in cantina senza pernottamento sul luogo). La Toscana si conferma regione enoturistica più attrattiva d’Italia, con quasi la metà delle preferenze globali (48,41%). Seguono Piemonte, Trentino-Alto Adige e Campania. Al di là dell’offerta enoica di questi territori, è da notare anche che sono di per sé territori molto attrattivi da un punto di vista turistico in generale, con il turismo del vino che potrebbe essere ulteriore motivo di piacevole esperienza turistica. Dal sondaggio esplorativo, con tutti i limiti prevedibili, emerge, lo ripeto, una spesa media di circa 85 euro per gli escursionisti e circa 160 euro per i turisti, sempre a livello di servizio complessivo dell’esperienza enoturistica lungo tutta la filiera (viaggio, vitto, alloggio, acquisto bottiglie in cantina, acquisto in loco di prodotti tipici, ecc.), non necessariamente soltanto in cantina. Il turista del vino, pertanto, si conferma disposto a spendere bene per un’esperienza enoturistica di qualità.



FONTE : Filippo Gallinella