Economia circolare, non è più il tempo della lentezza

Di Stefano Vignaroli:

Riflessioni sul mio viaggio in Svezia e Danimarca, alla guida di una delegazione della Commissione Ecomafie. Questi paesi avrebbero molte condizioni per diventare campioni di economia circolare, ma sono ancorati all’incenerimento

Approfondire la gestione dei rifiuti in Svezia e Danimarca è stato molto interessante. Alla fine di questo viaggio la mia sensazione principale è di rammarico. Ho sempre invidiato a questi Paesi il senso del bene comune, il rispetto delle regole, il loro modo di vivere e spostarsi in città. Sono anche fortunati perché hanno una densità abitativa nettamente inferiore alla nostra e una buona base economica e culturale. Ci sarebbero dunque tutte le condizioni perché nei prossimi anni possano raggiungere per primi gli ambiziosi traguardi europei sull’economia circolare. Svezia e Danimarca nei decenni passati hanno deciso di abbattere l’utilizzo delle discariche come nessun altro Paese: il problema è che hanno scelto l’utilizzo dell’incenerimento come pilastro della gestione dei rifiuti. In pratica bruciano più del 55% dei loro rifiuti ed essendo Paesi freddi (la Svezia tocca temperature minime di 40 gradi sotto lo zero) vedono storicamente il rifiuto come una possibile fonte di calore, impostando così tutto il loro ciclo di gestione finalizzato a questo.

WhatsApp Image 2019-06-16 at 16.11.32Le priorità europee di gestione del rifiuto e i nuovi obiettivi di economia circolare vedono la riduzione a monte dei rifiuti e il recupero spinto di materia come pilastri e solo in ultimo il recupero di energia e la discarica. Bisogna sempre ricordare che gli impianti di incenerimento per essere economicamente vantaggiosi hanno bisogno di grosse quantità di rifiuti da bruciare e devono essere mantenuti in vita molti decenni. Impongono dunque al sistema di gestione dei rifiuti una grande rigidità, soprattutto se sovradimensionati.

La Danimarca ha un tasso di recupero materia pari alla metà dei futuri obiettivi europei (65% di riciclo al 2035).  Uniformarsi ai target europei significherebbe dover a breve almeno dimezzare le quantità di rifiuti da incenerire. E come verranno mandati avanti gli inceneritori, che già oggi hanno bisogno di essere alimentati per un 20%-30% importando rifiuti da fuori? Come si potranno raggiungere gli obiettivi europei di riduzione rifiuti e riciclo se poi si è così vincolati? Negli incontri ho ricevuto risposte per me insoddisfacenti. Anche l’Unione europea sta ponendo ai Paesi nordici le stesse domande. Il recupero materia è stabile ormai da tempo non andando oltre certi limiti che toglierebbero linfa ai tanti inceneritori. La prevenzione della produzione dei rifiuti, invece, è solo teoria in quasi tutti i Paesi sviluppati. Paradossalmente producendo tanti rifiuti inutili il Pil cresce e, secondo le regole del capitalismo, siamo più ricchi. Di fronte a questa contraddizione, servono azioni condivise e più incisive, ma in questo i singoli Stati non possono imporre tante soluzioni se non si fanno serie politiche industriali comuni. Discorso simile per il riuso, anche se la Svezia ha un timido ma interessante e coraggioso impegno, che abbiamo testato visitando un bel parco del riciclo e riuso a Göteborg, con perfino un laboratorio di riparazioni. Il Comune ha inoltre messo in atto molte iniziative arrivando a impostare 36 misure che hanno portato nei centri anziani, nelle scuole e nelle feste comunali ad abbattere i rifiuti del 23%. Chi si porta da casa il contenitore per comprare il cibo venduto nelle feste ha forti sconti. Da noi questo non è possibile visti i tanti ed esagerati cavilli di leggi sanitarie. Il bicchiere a rendere e il vuoto a rendere sono ormai pratiche intrinseche nella loro cultura, mentre nel nostro Paese questi sistemi non si riescono a realizzare. Sono riuscito a trasformare il vuoto a rendere in legge con tanto impegno, ma è stato boicottato da quasi tutte le imprese e gli addetti alla filiera italiana, e non è ancora stato realizzato.

Certo, molti vedono gli inceneritori come una gestione intelligente, moderna e non inquinante. In quei Paesi ho visto impianti di incenerimento perlopiù vecchi anche rispetto a quelli italiani. Fa eccezione quello di Copenaghen, tanto enfatizzato per via della pista da sci. In realtà, la pista da sci non è mai entrata in funzione pur essendo ormai passati diversi anni. A me però interessa poco se si potrà prima o poi sciare. È un’operazione di marketing che lascia il tempo che trova: si può costruire una pista da sci anche sulla discarica romana di Malagrotta o sopra un deposito di rifiuti radioattivi, ma cambia poco. Anche il fatto che sia costruito nel centro della città non è di per sé una garanzia di non inquinamento. La stessa discarica di Malagrotta è vicino alle case. Anche le macchine girano in centro e di esempi di stupidità o superficialità ce ne sono molti nella storia dell’umanità e altri ce ne saranno senz’altro in futuro.

Molti si compiacciono che gli inceneritori moderni (presto diventeranno antichi) emettano poca diossina, che nel passato era tollerata vista la scarsa conoscenza dei suoi effetti dannosi. È vero, ma alzando negli impianti moderni la temperatura di fusione si creano comunque nanoparticelle seppur più piccole della diossina. Sulle nanoparticelle, come le diossine all’epoca, non c’è molta conoscenza essendo per di più poco misurabili e poco filtrabili, oltre che inodori e invisibili, al contrario delle fumate nere: non fanno dunque paura. Eppure si propagano a grandi distanze e penetrano nei tessuti umani con molta più facilità e in profondità. Di certo avendo città a misura d’uomo e con condizioni atmosferiche diverse dalle nostre (non è certo la pianura Padana: qui ci sono venti molto forti che spazzano via tutto) difficilmente Svezia e Danimarca avranno problemi sanitari tangibili e localizzati.

Le mie domande sul principio di conservazione della massa e sulle nanoparticelle sono rimaste inevase. Un’altra perplessità che ho avuto, ma che devo approfondire meglio, riguarda la qualità dei controlli che non sono certo di alto livello come nel nostro Paese. Noi siamo culturalmente abituati alla violazione delle regole, per danesi e svedesi invece è impensabile, dunque non sono particolarmente strutturati per i controlli. Anche la procura locale ce lo ha fatto intendere, in generale. Utilissima è stata anche la visita all’Agenzia europea per l’ambiente che ha sede a Copenaghen. L’Italia era sempre poco e male rappresentata negli anni passati. Con Ispra stiamo cercando ora di far pesare di più il nostro Paese. L’integrazione dei dati ambientali e un’azione comune sull’economia circolare sono fondamentali.

Incenerire tutto, un po’ come mandare tutto in discarica, è sicuramente una scorciatoia. Per fare un esempio, la stessa Copenaghen che ha sempre puntato molto sull’incenerimento, ha avviato la raccolta differenziata dei rifiuti organici solo da poco tempo. Chi vuol puntare alla riduzione dei rifiuti e al riciclo ha invece davanti a sé obiettivi molto difficili e ambiziosi. Chi vuole limitare l’utilizzo delle discariche e degli inceneritori ha il difficile compito di mettere in piedi una rivoluzione lenta e strutturata. Deve mettere in piedi azioni concrete, filiere e impianti per non lasciar spazio a chi dice “vabbè, ma nell’attesa servono tanti nuovi inceneritori”. Se prevale la logica dell’incenerimento rischiamo di ritardare il raggiungimento degli obiettivi europei di recupero di materia e riduzione dei rifiuti. Possiamo permetterci di continuare ad andare con questa lentezza?

 

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FONTE : Stefano Vignaroli