“Draghe” e “fanghi” al Trasimeno una storia infinita

Di Filippo Gallinella:

Come sapete da sempre seguo le vicende del Trasimeno e oggi voglio ritornare sul tema “draghe” e “fanghi“.

Ho letto sulla stampa l’articolo che riporto sotto in merito alla perdurante inattività delle draghe che dovrebbero essere già impegnate nelle attività ormai improcrastinabili di pulitura dei sedimi del Lago Trasimeno. Sul punto voglio fare alcune considerazioni, anche al fine di fare chiarezza sulla situazione e per fornire un auspicabile contributo alla sua risoluzione.

Voglio ricordare che un emendamento alla legge finanziaria della Regione Umbria richiamando il D.lgs. 152 del 2006 (TU dell’ambiente) prevede che i sedimenti spostati all’interno delle acque superficiali sono esclusi dall’ambito applicativo della normativa sui rifiuti, se è provato (con opportune verifiche tecniche da svolgersi a campione) che non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE. Questa esclusione, che riguarda appunto il materiale derivante da operazioni di dragaggio nelle acque interne (cioè esattamente la fattispecie che interessa il lago Trasimeno) è tra l’altro già fissata chiaramente nell’ articolo 185 del T.U. ambientale.
A mio avviso la legge regionale non aggiunge nulla alla chiarissima disciplina di rango statale, né avrebbe potuto farlo, essendo la materia ambientale di competenza esclusiva dello stato e ormai costantemente derivante dalla necessità di dare applicazione a fonti super-primarie, di rango comunitario. Per questo ritengo che anche senza questo emendamento la Regione e la Provincia avrebbero già potuto procedere alle operazioni di dragaggio, pulitura e messa in sicurezza del lago, semplicemente sulla base dell’articolo citato.

Ricordo, inoltre, che per legge (articolo 54 comma 1 lett. C del testo unico dell’ambiente) le acque interne sono acque superficiali e che nella nozione di spostamento rientra come detto il “dragaggio” all’interno delle acque superficiali, a condizione che lo scopo dell’operazione sia quello sotteso alla esclusione dal concetto di rifiuto, cioè gestione delle acque e dei corsi d’acqua, prevenzione delle inondazioni o siccità.

Mi chiedo dunque a fronte di tale chiarissimo contesto normativo, quale sia, con precisione, la ragione del “blocco” procedimentale cui si fa riferimento nel recente articolo di stampa; e come sia possibile che una situazione tanto delicata sotto il profilo ambientale ed importante per il nostro territorio possa trovare un insormontabile impasse nella inopinata iniziativa di “qualche solerte funzionario”.

Credo che oltre a me piacerebbe saperlo anche ai cittadini.



FONTE : Filippo Gallinella