DECRETODIGNITÀ: DOPO UN ANNO, PIÙ STABILITÀ AL LAVORO

Di Tiziana Ciprini:

Un anno fa circa, l’Istat pubblicava i dati sull’occupazione relativi al mese di giugno: la disoccupazione era al 10,9%, con un calo di occupati di 4 mila unità e oltre 3 milioni di lavoratori precari, mentre continuavano a crescere indiscriminatamente i contratti a termine dei quali il precedente governo andava evidentemente fiero, visto che si trattava di un effetto diretto delle politiche da loro attuate.

Potevano avere l’umiltà di riconoscere che le loro ricette si erano rivelate sbagliate e fallimentari ed invece si sono ostinati a contrastare il Decreto Dignità, il primo provvedimento che ha cominciato a smantellare il Jobs Act, ripristinando diritti persi e rimediando ai tanti danni fatti.

Ad un anno dall’approvazione di questo decreto, è quindi chiaro che per creare occupazione non bisogna abolire i diritti, e a confermarlo sono proprio i dati: il tasso di disoccupazione è al suo valore minimo dal 2012 (9,9%, un punto percentuale in meno rispetto ad un anno fa) e il tasso di occupazione è al 59%, il dato più alto dal 1977, ovvero, dall’anno in cui l’Istat ha cominciato a rilevare questo elemento.

Il lavoro precario, che stava crescendo a dismisura, ha lasciato finalmente spazio al lavoro stabile: con il nostro provvedimento è iniziato un significativo processo di trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, da 125mila a 219mila, segnando un +75,5%.

Non c’è lavoro senza dignità, per questo era ed è necessario garantire e preservare i diritti dei lavoratori: si tratta di una rivoluzione culturale e di civiltà.

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FONTE : Tiziana Ciprini