Cronache Parlamentari – 42

Di Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento:

Si intravede
una soluzione finalmente per la questione Enfiteusi. Di cosa si tratta?

Una battaglia
inizia nella scorsa Legislatura dove, dietro richiesta del comitato No
Enfiteusi formatosi in provincia di Brindisi, presentammo una interrogazione
per sollevare il caso all’attenzione dei governi di centrosinistra. La scelta
della precedente maggioranza, però, fu di lasciare tutto come stava: insomma,
il caos.

L’enfiteusi,
infatti, è un retaggio medioevale: si tratta di un diritto reale di godimento
su un fondo di proprietà altrui secondo il quale il titolare (enfiteuta) ha la
facoltà di godimento pieno sul fondo stesso ma, per contro, deve migliorare il
fondo stesso e pagare, inoltre, al proprietario un canone annuo in denaro o in
derrate a fronte della concessione perpetua ricevuta. Una concessione finita
nel dimenticatoio per decenni (se non per secoli) e tornata in auge creando lo
scompiglio in campagna come in città, da Nord a Sud Italia.

Ora, dopo aver lavorato di concerto con il collega Giovanni Luca Aresta e confrontandoci con il prof. Iannarelli presso il dipartimento di Diritto Privato dell’Università degli Studi di Bari, ho depositato una proposta di legge per superare l’empasse e il caos venutosi a creare in questi ultimi anni. Ci auguriamo che la normativa diventi quanto prima realtà.

Su cosa avete
lavorato questa settimana in Commissione Agricoltura?

Nell’ambito dell’esame della proposta di legge Brunetta
sulla valorizzazione della produzione enologica e gastronomica italiana,
abbiamo audito i rappresentanti di Agrinsieme (Confagricoltura, CIA, Copagri e
Alleanza delle cooperative italiane – agroalimentare) e di Associazione
nazionale città dell’olio, Associazione nazionale città del vino, Fondazione
Symbola e Res Tipica.

Abbiamo esaminato lo schema di decreto legislativo per la
riorganizzazione di AGEA (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e per il
riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare e lo schema di
decreto ministeriale concernente la salvaguardia dei vigneti eroici o storici.

Oltre agli
appuntamenti in Commissione, però, quali gli incontri inerenti il primo
settore?

Con i colleghi 5 Stelle della Comagri Camera ho partecipato alla prima edizione del Premio Nazionale per l’innovazione nel settore dell’agricoltura indetto da Confagricoltura. Un evento che ha visto anche la presenza del premier Giuseppe Conte che è intervenuto nell’illustrare quanto giusto e importante sia dare valore a chi si sforza di portare il primo settore nel III millennio. Senza tradire la grande tradizione nazionale, infatti, si può avere un’agricoltura innovativa e all’avanguardia in grado di utilizzare le nuove tecnologie a proprio vantaggio per essere sempre meno impattante e di maggiore qualità.

Inoltre,
sempre con i colleghi della Commissione Agricoltura della Camera, abbiamo svolto
un incontro informativo su biogas, biometano e digestato con il Presidente del
consorzio su biogas e biometano agricolo ed il Presidente del CRIPA di Reggio
Emilia sull’uso agricolo del digestato.

Il
vicepremier Luigi Di Maio ha lanciato la proposta di sostituire, nei
distributori che si trovano nelle scuole, merendine e bevande molto zuccherate
con prodotti più sani come una spremuta d’arancia. Che ne pensa?

La
proposta del nostro capo politico rispecchia la proposta di legge della collega
Chiara Gagnarli in materia di tutela della salute dei minori dai rischi
alimentari. Una volontà che ha trovato pieni appoggio e condivisione anche nel
dottor Franco Berrino, medico e presidente dell’associazione “La Grande Vita”
per la promozione di alimentazione sana e corretti stili di vita. L’obesità
infantile in Italia è un grosso problema, troppo spesso sottovalutato: con
questa proposta, peraltro, si darebbe anche un’ulteriore opportunità alle
imprese agricole di qualità del nostro Paese.

Ma
dal vicepremier Di Maio sono giunte novità anche per l’organizzazione interna
del MoVimento 5 Stelle. Di cosa si tratta?

La
caratteristica principale del MoVimento 5 Stelle è che è resiliente. Non
essendo un partito come quelli tradizionali, non è un monolite e si adatta ai
cambiamenti necessari alla sua evoluzione con un unico obiettivo per chiaro che
rappresenta il nostro zenit: il benessere degli Italiani. Per migliorarci
dobbiamo organizzarci meglio. Per questo, nasce la figura del “facilitatore”
(non decisore) che avrà il compito di rendere più efficace il MoVimento 5
Stelle sui diversi territori. Il perno di questa nuova organizzazione, che
verrà votata dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau, sarà il nuovo gruppo
nazionale del Movimento che si chiamerà “Team del futuro” e che sarà composto
da 12 facilitatori, dedicati esclusivamente ad altrettanti temi specifici (dall’ambiente
alla giustizia, dalla scuola ai trasporti e le imprese). Ciò che serve è una
visione di futuro con persone che si dedichino solo al futuro del M5S! Prossima
tappa sarà Italia 5 Stelle che si terrà ad ottobre a Napoli dove si tireranno
le somme di questo percorso organizzativo interno al M5S.

Un
altro mondo che cerca di riorganizzarsi è quello ospedaliero. Il lavoro del
Ministro Giulia Grillo inizia a portare i suoi risultati.

Dopo
appena un anno di lavoro, ad attestare quel che il ministro 5 Stelle della
Salute sta portando avanti è lo stesso presidente dell’Ordine dei Medici
Filippo Anelli. I risultati ottenuti: riequilibrio tra il numero dei laureati e
delle borse di specializzazione, l’azzeramento in cinque anni dell’imbuto
formativo che ha lasciato a spasso in Italia circa 10.000 persone non avendo
avuto accesso alla formazione specialistica, e la promessa di licenziare una
norma che stabilisca per legge la specializzazione post laurea ad ogni studente
al termine del ciclo di studi universitari. Per la prima volta quest’anno c’è
parità tra contratti di formazione e laureati: oltre alle 8.900 borse di
specializzazione (di cui circa 400 in Puglia tra Bari e Foggia) ce ne sono
altre 2.000 per la formazione dei medici di medicina generale. Infatti, alle
1.500 già previste se ne aggiungono circa 500 assegnate ai medici in
sovrannumero, cioè a tutti quelli che hanno svolto attività all’interno del
Servizio sanitario nazionale senza averne i titoli. Insomma, ereditiamo una
situazione sanitaria disastrosa, dove gli scandali come quello di Monopoli non
sono altro che il risultato del malcostume calato dall’alto e dello stile di
amministrare la cosa pubblica e, in appena 12 mesi, abbiamo raddrizzato la
rotta di un comparto così cruciale come quello sanitario. E poi saremmo noi
quelli incompetenti…

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FONTE : Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento