Crisi idrica, il 2019 inizia male

Di Federica Daga:

Il 2019 è iniziato da poco ma ha già un “bilancio climatico” preoccupante: si registra il 40% in meno di precipitazioni e una temperatura stagionale al di sopra della media. Segnali che fanno temere il replicarsi della crisi idrica del 2017 se non una situazione ancora peggiore che rischia di cronicizzarsi. È dunque sempre più evidente che è necessaria una pianificazione e una gestione della risorsa a livello macroscopico e proprio in questa direzione va la garanzia dei piani di gestione che devono essere predisposti dalle Autorità di Distretto. Perché solo con una visione dell’intero ciclo dell’acqua possiamo tutelare questa preziosa risorsa.

Sfogliando in questi giorni le pagine dei quotidiani locali si può tracciare una mappa della siccità: dal Lago Maggiore, dove mancano all’appello 300 milioni di metri cubi d’acqua, alle Marche dove l’invaso di Castreccioni, a Cingoli, è sotto di 12 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla media di questo periodo. E ancora la pianura Padana con un Po che a marzo registra i livelli di agosto. Ma l’elenco è lunghissimo: l’Adige è già a livello minimo e lo stesso vale per molti laghi del Paese.

Sono gli effetti dei cambiamenti climatici che portano a precipitazioni schizofreniche che vanno dalle alluvioni alle cosiddette bombe d’acqua, a periodi in cui l’acqua non cade, i fiumi e i laghi si svuotano e il terreno si indurisce con conseguenze disastrose per agricoltura e allevamenti. Gli agricoltori già denunciano difficoltà nelle fasi di semina e concimazione. Ed è proprio il settore agricolo che negli ultimi anni ha aumentato il consumo di acqua. Per questo si stanno studiando nuove soluzioni per diminuire gli sprechi: si va dalle invenzioni più tecnologiche come i tablet che misurano e comunicano il fabbisogno idrico del terreno alla più semplice sostituzione dell’irrigazione a scorrimento con quella a goccia.

Nel 2017 abbiamo lavorato all’indagine conoscitiva sulla crisi idrica in Commissione Ambiente alla Camera: era emersa la mancanza di una programmazione degli investimenti e la carenza di quelle infrastrutture che consentono al Paese di governare, gestire e distribuire la risorsa acqua. Anni di gestione privata non hanno contribuito a migliorare la situazione come anche l’Europa ci ha ricordato pochi giorni fa con il deferimento alla Corte di giustizia per la violazione della direttiva sulla mancata depurazione delle acque di scarico.

Lo scenario è cupo ed è frutto dei cambiamenti climatici ma anche di una mancata visione d’insieme sul problema, c’è un gap infrastrutturale drammatico che è specchio dell’inadeguatezza dell’Italia rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici. I piani di gestione delle Autorità di Distretto e la vigilanza del Ministero dell’Ambiente sull’intero ciclo dell’acqua sono il primo passo, fondamentale. È necessario un cambio di rotta urgente che vada nella direzione di una gestione sostenibile delle risorse, anche questo chiedono i milioni di giovani in tutto il mondo che scenderanno in piazze in Italia e in tutto il mondo il 15 marzo.

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FONTE : Federica Daga

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