Cosa è accaduto dall’8 agosto a oggi?

Di Luca Sut – La tua Voce a 5 Stelle:

SUT - istituzionale

E’ l’8 agosto 2019.

E’ l’8 agosto 2019. A Camere chiuse, dopo un anno di duro lavoro istituzionale fatto di reddito di cittadinanza, Quota 100 e legge Spazzacorrotti – solo per citare alcuni dei traguardi raggiunti – in procinto di introdurre il salario minimo, il taglio al numero dei parlamentari, prossimi all’abbassamento delle tasse e a dare il via all’ autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna… Matteo Salvini inizia a blaterare più insistentemente del solito, fino a dichiarare: “Il Governo è al capolinea”.

No, non è un colpo di calore. Il leader della Lega appare determinato e incalza, esortando a recarci “subito in Parlamento, per prendere atto che non c’è più una maggioranza”. Poco gli importa degli altri punti del programma sottoscritti assieme al MoVimento 5 Stelle, oramai prossimi a vedere luce della Legge di Bilancio da approntare in autunno: il consenso elettorale va tradotto in seggi e potere…

Salvini tira dritto e, appena un giorno dopo, presenta in Senato una mozione di sfiducia al Governo Conte. Stringata, frettolosa, in cui chiama in causa forti differenze di vedute su temi centrali per lo sviluppo del Paese. Eppure avevamo sottoscritto un contratto di Governo! Tanti i punti già affrontati in questo primo anno, tanti quelli ancora da affrontare nel rispetto dell’accordo tra le forze politiche. Ma la Lega sembra buttare giù la maschera e mostra un volto cinico quanto irresponsabile che guarda a una sola cosa: il voto il prima possibile. Mandare all’aria tutto per capitalizzare il consenso acquisito sembra essere l’unico obiettivo.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riporta, per quanto possibile, Salvini all’interno del seminato: la crisi di Governo da loro voluta va parlamentarizzata.

Inizia così il pressing, la Lega spinge per votare la sfiducia prima di Ferragosto. Sono tempi d’Aula record quelli rincorsi dal Carroccio che raccomanda ai suoi senatori di non allontanarsi da Roma. Intanto, Salvini chiede “pieni poteri” agli italiani, attualizzando nostalgie di un Ventennio di cui non si sentiva il bisogno. Inutile farlo ragionare: a settembre avremmo votato per il taglio ai parlamentari e dall’esercizio provvisorio il Paese ne sarebbe uscito danneggiato. Eppure, pensavamo di lavorare tutti dalla parte dell’interesse collettivo. Ci sbagliamo, qualcuno pensava a interessi personali e di partito.

L’iter della crisi intanto va avanti, dalla Capigruppo di Palazzo Madama esce fumata nera per la calendarizzazione dei successivi passaggi. La palla passa quindi all’Assemblea che il 12 agosto vota sull’agenda dei lavori, mentre le comunicazioni del Presidente Conte vengono fissate per il 20.

Sembra tutto surreale, fino a pochi giorni prima si lavora assieme ma, dalla sera alla mattina, si apre la prima crisi di governo d’agosto della storia della Repubblica. Colpa del vicino taglio alle concessioni alla Benetton? Della riforma della prescrizione? O della storica riduzione del numero delle poltrone parlamentari? Si, perché il nostro Governo del Cambiamento faceva sul serio.

Intanto Salvini torna a farneticare sui troppi No e, non ancora pago di aver tradito il patto con gli italiani, vuole gestire la crisi, dettarne tempi e modi, dimenticando che è il Presidente della Repubblica a decidere se e quando votare.

Il gigante di carta della Lega però, inizia a vacillare. La tracotanza vista in Senato pochi giorni prima si trasforma in altro. “Il mio telefono è sempre acceso – dichiara Salvini. Peccato, ormai è tardi. E Salvini un interlocutore non più affidabile.

Dopo giorni di fuoco, finalmente arriva quello cruciale: il 20 agosto. Il Premier Conte alle 15 espone al Senato le sue comunicazioni. Dure e schiette saranno le sue parole verso Matteo Salvini, di cui evidenzia con la dovuta severità l’irresponsabilità istituzionale.

“La verità è che all’indomani delle Europee Salvini, forte del suo risultato, ha messo in atto una operazione di progressivo distacco dalla compagine governativa, al fine di trovare un pretesto per arrivare alla crisi e andare alle urne”.

Come dargli torto?

Conte sale poi al Colle e rimette al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il suo incarico di Presidente del Consiglio.

Il 21 agosto iniziano le consultazioni in Quirinale. La priorità è assicurare all’Italia un Governo responsabile e leale verso gli impegni presi. Sono decisioni non semplici quelle da prendere, del resto è una situazione quasi surreale che abbiamo subìto e non provocato. Al centro ora ci sono i programmi e tutto il lavoro rimasto in sospeso dopo questa folle crisi d’agosto.

Si arriva a un accordo, coraggioso ma credibile. Si ragiona sui temi, si lavora duramente per non vanificare quanto di buono fatto per l’Italia nell’ultimo anno. Il nostro capo politico, ribadiamo, è e sarà Luigi Di Maio. Intorno a lui siamo compatti per una nuova sfida politica che ci attende.



FONTE : Luca Sut – La tua Voce a 5 Stelle