CORONAVIRUS: SMART WORKING, UN’OPPORTUNITÀ PER RIPARTIRE

In questi giorni così delicati per il nostro Paese, alle prese con la gestione dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus con tutte le implicazioni che ne conseguono anche sotto il profilo della tenuta economica e occupazionale, si è aperto il dibattito sulla necessità che un’Italia moderna utilizzi finalmente come nuova modalità di lavoro il cosiddetto smart working, ossia il “lavoro agile”.

Nel decreto legge, licenziato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi e recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” è inserito, infatti, un articolo contenente la previsione di strumenti di ausilio allo svolgimento del lavoro agile da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e degli organismi di diritto pubblico.

La società e le strutture del lavoro devono sapersi rapidamente adeguare ai cambiamenti in atto e lo smart working rappresenta una soluzione a cui guardare con estremo interesse perché dalla sua estensione a vari settori potrebbero derivare numerosi ed importanti vantaggi per tutti.

Purtroppo, però, nonostante la legge sul lavoro agile (81/2017) abbia introdotto elementi di flessibilità organizzativa nel nostro mercato del lavoro, lo smart working è ancora poco diffuso e praticato: secondo i dati raccolti da #Eurostat, nel 2018 la percentuale in #Italia si ferma al 2%, risultando non solo la più bassa d’Europa (poco sopra Cipro e Montenegro), ma anche la più distante da Paesi come Regno Unito, Francia o Germania.

Dobbiamo, quindi, essere in grado di cogliere quest’occasione legata alla contingenza e trasformarla in una grande opportunità per accelerare il processo di riorganizzazione dell’occupazione in chiave “smart”: è un appuntamento con la modernità a cui non possiamo arrivare in ritardo o impreparati.

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Di Tiziana Ciprini:

FONTE : Tiziana Ciprini