Conte, premier orgogliosamente populista

Burattino è chi è servo delle lobby e dei comitati d’affari, risponde Conte insultato a Strasburgo dal solito volgare beone. E cioè, burattini sono gran parte dei politici e dei giornalisti del vecchio regime sia in Italia che in Europa. Una verità sacrosanta e che tocca il nervo scoperto del cambiamento in corso. Il vecchio regime si basava sulle lobby e i comitati d’affari, erano loro il perno del sistema. Lo erano a Roma e lo sono ancora a Bruxelles e in gran parte d’Europa. Lobby e comitati d’affari che con una mano hanno comprato la politica e con l’altra hanno comprato l’informazione riuscendo a scavalcare la volontà popolare ed instaurare un regime al servizio dei loro interessi. Per decenni lobby e comitati d’affari hanno finanziato partiti e leader fantocci affinché entrassero nei palazzi del potere e legiferassero per loro. Una volta in pugno la politica, si son comprati giornali e televisioni per coprire il loro gioco sporco. Giornali e televisioni con cui distrarre e rassicurare i cittadini che tutto procedesse per il meglio e che non esistesse alternativa a quella versione dopata di democrazia. Che vincessero destra e sinistra, il partito dei rosa o dei blu, per lobby e comitati d’affari non faceva più nessuna differenza, controllavano l’intero pacchetto e comunque andassero le elezioni vincevano. Un regime reso possibile dal crollo delle ideologie e quindi dei vecchi partiti che ha lasciato alle sole logiche di mercato riempire il vuoto di idee e di contenuti. Un regime costruito su misura che ha permesso a lobby e comitati d’affari – ma anche alle complici caste politiche e giornalistiche – di arricchirsi a dismisura portando la diseguaglianza a livelli inauditi. A far saltare il banco è stata la crisi economica unita alla loro avidità. Scoppiata la bolla della globalizzazione panacea di tutti mali, invece di affrontare l’emergenza sociale, invece di contenere la povertà dilagante e supportare classi medie costrette a rimangiarsi certi materialistici sogni di gloria, lobby e comitati d’affari se ne sono fregati puntando tutto sul rilancio della crescita anche a costo di depredare i cittadini di diritti e massacrando lo stato sociale. Invece cioè di frenare, hanno accelerato. Una mossa azzardata con cui hanno superato  il limite di sopportazione popolare scatenando rabbia e rivolta. Come successo in Italia e come sta succedendo in Francia. Macron è uno degli esempi più palesi di quel tipo di regime in mano a lobby e comitati d’affari. Il popolo francese, quando Macron si è messo a far macelleria sociale per uscire dalla crisi, ne ha avuto abbastanza e si è rivoltato. L’Italia ha invece già virato per una svolta populista ed è per questo sotto un attacco violentissimo da parte dei reduci del vecchio regime. Un attacco interno che si intuisce ad esempio dalla campagna di stampa durissima e costante che giornali e televisioni in mano alle lobby stanno scatenando contro il governo gialloverde in un disperato tentativo di farlo saltare. E un attacco esterno che s’intuisce dagli insulti di qualche volgare beone europeo all’Italia ma anche dall’ostilità delle grandi burocrazie che tentano d’isolare e quindi indebolire il nostro paese. Si tratta quindi di uno scenario politico che va ben oltre le beghe politiche quotidiane e le differenze tra partiti o tra flatulenze ideologiche, in gioco ci sono due visioni diverse di democrazia. In mano al popolo da una parte, in mano a lobby e comitati d’affari dall’altra. È ora che i cittadini che ancora si fanno infinocchiare dai reduci del vecchio regime capiscano la posta in gioco. Quanto al governo gialloverde deve continuare unito e resistere almeno fino a quando il nuovo paradigma populista non sarà una realtà consolidata. Fino a quando cioè la sovranità non sarà definitivamente strappata a lobby e comitati d’affari e ridata ai cittadini ristabimendo un’autentica democrazia. Conte è un premier europeo orgogliosamente populista e a Strasburgo ha risposto in maniera sacrosanta al solito volgare beone. I burattini sono loro.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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