Audizioni sull’inquinamento da Pfas

COMUNICATO STAMPA

Roma, 28 gennaio 2020 – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie) ha audito l’amministratore delegato di Ici 3 Italia Holding (socio unico della Miteni di Trissino) Giancarlo Brancale, accompagnato da consulenti ambientali e consulenti legali. Sono stati auditi inoltre il direttore generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto, il direttore tecnico di Arpa Toscana Guido Spinelli e i rappresentanti dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (il country manager Marco Colatarci, accompagnato da Stefano Bigini e Andrea Diotto). Le audizioni rientrano nell’approfondimento della Commissione sull’inquinamento da Pfas.

I rappresentanti di Ici 3 Italia Holding hanno riferito in merito alle attività messe in campo dall’azienda con lo scopo di ripristinare l’ambiente a seguito della contaminazione da Pfas. Gli auditi hanno riferito di aver presentato il 31 dicembre 2019 il progetto di messa in sicurezza operativa della falda, in cui sono previsti interventi di contenimento idraulico, ottimizzazione dei sistemi di emungimento esistenti e prove pilota di trattamento. Il progetto, insieme all’analisi di rischio dei suoli, sarà esaminato nella conferenza dei servizi convocata per il prossimo 31 gennaio 2020. In merito ai costi per la bonifica della falda, i rappresentanti di Ici 3 Italia hanno riferito di una stima a livello progettuale pari a 4,2 milioni di opere e circa 1,3 milioni all’anno di gestione.

Rispetto al passaggio di proprietà di Miteni da Mitsubishi a ICI SA al prezzo di 1 euro nel 2009, stando a quanto dichiarato dagli auditi al momento della cessione Mitsubishi ha taciuto ogni problema legato all’inquinamento da Pfas nel sito.

Robotto ha riferito che il primo monitoraggio sperimentale dei Pfas è stato svolto da Arpa Piemonte nel 2009, a seguito della segnalazione del Cnr che circa la presenza dei composti nel Po e la potenziale origine dal Bormida a valle del polo chimico Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). Secondo quanto riferito, nell’alessandrino è stata riscontrata nel 2009 una contaminazione non episodica per la sostanza Pfoa e nessuna evidenza per il Pfos. Non sono stati trovati riscontri di questi composti nei due punti di prelievo di acqua a uso potabile. L’audito ha riferito che nel periodo 2012-2013, in ambito Aia è stata prevista per Solvay la prescrizione di ridurre l’uso del Pfoa del 95%. Secondo quanto riferito, l’azienda nel 2019 ha presentato istanza di modifica «non sostanziale» dell’Aia, relativa alla produzione ed uso del nuovo composto cC6O4, appartenente alla categoria generale dei Pfas e attualmente privo di limiti ambientali. Secondo quanto dichiarato dall’audito, al momento Solvay deve ripresentare il progetto di modifica, contestualmente al riesame dell’intera installazione, poiché la Provincia di Alessandria, su parere di Arpa Piemonte, ha considerato tali modifiche sostanziali.Sempre secondo quanto riferito da Robotto, nel 2016 il monitoraggio dei Pfas è stato ampliato a livello regionale. Nel 2019 per le acque sotterranee e per le acque superficiali in Piemonte non si sono registrati superamenti dei valori soglia, mentre sono state riscontrate positività per il cC6O4: una nelle acque sotterranee (nel comune di Montecastello, a valle dello stabilimento Solvay) e nove nelle acque superficiali in provincia di Alessandria.

L’audito ha spiegato che Arpa ha condotto nella regione analisi sugli scarichi di aziende in Aia che potevano trattare i Pfas, rinvenendo positività su un centinaio di campioni e superamenti dei limiti medi proposti (ad oggi non sono presenti limiti di legge) in otto campioni, di cui cinque relativi allo scarico Solvay nel fiume Bormida. Robotto ha inoltre riferito che nei prossimi giorni saranno effettuate attività di monitoraggio dell’acqua distribuita in abitazioni di Spinetta Marengo attraverso la rete privata di Solvay.

Spinelli ha spiegato che il monitoraggio dei Pfas in Toscana è iniziato nel 2017, prima concentrato sull’asta dell’Arno e poi ampliato nel tempo ad altre aree. Secondo Spinelli, il maggiore apporto di Pfas nella regione deriva dagli effluenti del distretto tessile pratese, di quello vivaistico pistoiese (per la presenza di Pfas nei pesticidi), e del distretto conciario tra le province di Pisa e Firenze. Stando a quanto dichiarato, nelle acque superficiali della regione è presente una contaminazione bassa e diffusa. L’unico superamento diffuso è quello del Pfos. Nessun superamento è stato invece rilevato nelle acque sotterranee, dove comunque si nota la presenza di queste sostanze.  Secondo quanto dichiarato dall’audito, Arpa Toscana ha svolto un monitoraggio delle specie ittiche anche in mare, rilevando la presenza della molecola Pfos in quasi tutti i campioni. L’audito ha inoltre riferito che al momento non vengono svolte analisi sulla concentrazione di Pfas negli scarichi.

I rappresentanti di Solvay hanno riferito in merito alle attività riguardanti i composti Pfas nello stabilimento di Spinetta Marengo. Gli auditi hanno riferito che il sito, in passato di proprietà della Montecatini e acquisito da Solvay nel 2002, ha iniziato a produrre i primi fluoro polimeri negli anni ‘60 e ‘70. Secondo quanto riferito, nello stabilimento il Pfoa è stato usato come ingrediente fino al 2013.Secondo quanto dichiarato dagli auditi, nel 2019 Solvay ha presentato istanza di modifica dell’Aia con l’obiettivo di fare del cC6o4 l’ingrediente di riferimento per i fluoro polimeri prodotti nello stabilimento. È inoltre emerso un collegamento con la Miteni, a cui in passato, secondo quanto riferito, Solvay ha inviato resine a scambio ionico per il recupero della molecola cC6o4, che l’azienda di Trissino effettuava con una tecnologia proprietaria rimandando poi a Solvay il composto.Sempre secondo quanto riferito dagli auditi, dal 2018 è stato avviato un piano di monitoraggio della falda e nella zona dello stabilimento è stata attuata una messa in sicurezza operativa con resine a scambio ionico. Secondo quanto dichiarato, non ci sono ad oggi piani di monitoraggio dei terreni.

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Di Stefano Vignaroli:

FONTE : Stefano Vignaroli