“Asfalto al veleno”: 780mila di conglomerati bituminosi miscelati con sostanze tossiche usate per la costruzione di strade e autostrade.

Di Salvatore Micillo:

Asfalto con un pneumatico Foto di tookapic da Pixabay

Sconcertante la notizia apparsa oggi sul Fatto Quotidiano. “Veleni sotto l’asfalto: strade a rischio”.

Il quotidiano racconta di arterie squarciate da voragini e buche, ma l’inchiesta svela particolari che lasciano increduli perché si vede crescere un nuovo fenomeno criminale: le aziende, per i lavori pubblici impastano rifiuti tossici nelle fondamenta di strade ed autostrade, ma non disdegnerebbero l’uso di tali conglomerati nella costruzione di scuole, ponti e porti.

Per scoprire l’impensabile è bastato andare sotto lo strato di asfalto delle “strade al veleno” dove viene posato un conglomerato bituminoso al quale sono stati aggiunti metalli pesanti e diverse sostanze tossiche fino a quelle altamente cancerogene come diossine e cromo esavalente.

120 sono i Comuni del Nord delle province di Rovigo, Ferrara, Bologna, Modena, Mantova, Verona e Padova, dove dal 2014 al 2016 sono stati “smaltiti” 720mila tonnellate di conglomerato miscelato con sostanze tossiche.

Il materiale che è sotto accusa è il “Concrete Green”, un conglomerato cementizio che dovrebbe essere costituito per il 10% materiale riciclabile e prodotto in stabilimenti 100% ad energia rinnovabile.

In realtà quello usato non ha nulla di green. Il prezzo, infatti, era di 17euro a metro cubo contro i 247 euro al metro cubo dei conglomerati ecologici. Secondo la DDA di Napoli, come si legge nell’articolo sarebbe stato costruita anche una scuola ad Acerra con conglomerati tossici.

Le aziende prendevano le scorie degli inceneritori depurati dalle scorie metalliche e li vendevano a 0,5 euro a tonnellata al quale andava aggiunto il prezzo del trasporto, le aziende che acquistano possono operare ribassi straordinari nelle gare rispetto a quelle che usano effettivamente materiali green che è impossibile per quest’ultime aggiudicarsi qualcosa.

Per chi vende invece conviene addirittura perdere denaro pur di disfarsi di quel materiale che altrimenti avrebbero dovuto classificare come rifiuto anziché come prodotto.

Un nuovo tentacolo della piovra delle ecomafie pronta a trasformare le strade d’Italia in vere è proprie discariche.



FONTE : Salvatore Micillo