Approvata la nostra mozione sul cambiamento climatico

Di Paolo Parentela:

E’ stata approvata oggi alla Camera dei Deputati la nostra mozione parlamentare sul cambiamento climatico e per la promozione della candidatura dell’Italia quale Paese ospitante della COP 26 nel 2020.
La transizione energetica e ambientale verso un modello di società virtuosa e sostenibile è diventato nel corso degli anni non solo un concetto proprio della comunità scientifica prima e dei decisori politici nazionali ed internazionali poi, bensì uno strumento ampiamente condiviso e richiesto a gran voce dalla cittadinanza, a partire dalle fasce più giovani della popolazione, preoccupate di fronte ad un cambiamento climatico tangibile e destinato ad un repentino peggioramento in assenza di interventi di conversione dell’attuale sistema economico e produttivo globale.
La necessità di adottare senza ritardo provvedimenti concreti contro i cambiamenti climatici si evince anche dalla elevata partecipazione dei cittadini a movimenti e manifestazioni spontanee in tutto il mondo che hanno registrato una straordinaria eco soprattutto tra i giovani.

Il cambiamento climatico perdura e continuerà ad esserci a causa dell’attività posta in essere dall’uomo, in grado di provocare effetti drammatici su vasta scala, quali l’aumento della temperatura, la variazione repentina delle precipitazioni, l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani e l’aggravamento delle condizioni di dissesto idrogeologico del territorio.
A tale proposito, il rapporto Ispra 2018 riferisce cifre allarmanti relative al dissesto idrogeologico: il 91 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico (88 per cento nel 2015), più di 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità (+2,9 per cento rispetto al 2015); il 16,6 per cento del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2); il 4 per cento degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; più del 9 per cento (oltre 1 milione) degli edifici italiani si trova in zone alluvionabili nello scenario medio; il 21,1 per cento dei beni culturali (oltre 42 mila) si trova in un territorio a rischio idrogeologico; il 14,1 per cento delle industrie e servizi (più di 650 mila imprese) si trova in una zona a rischio idrogeologico.

L’azione dell’uomo provoca l’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera, soprattutto tramite l’utilizzo di combustibili fossili, modificando negativamente la qualità della vita e l’esistenza stessa degli essenziali ecosistemi naturali, con gravi conseguenze sulla salute pubblica.
Secondo le rilevazioni, diciassette dei diciotto anni più caldi registrati dal 1880 si sono verificati tutti a partire dal 2000. Secondo i dati rilevati e analizzati dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il 2018 è stato l’anno più caldo mai registrato dal 1880, con un’anomalia sopra la media di 1,58 °C, rispetto al periodo di riferimento dal 1971 al 2000. Il 2018 supera quindi il precedente record del 2015 con +1,44 °C.

La XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro per la lotta contro il cambiamento climatico, svoltasi a Parigi nel 2015, ha adottato l’Accordo di Parigi, con il quale si è posto come obiettivo di lungo termine il contenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C e il perseguimento degli sforzi di limitare l’aumento a 1,5 °C, rispetto ai livelli preindustriali; l’Italia, in particolare, ha firmato l’accordo il 22 aprile 2016 e lo ha ratificato l’11 novembre del 2016.
Il rapporto Intergovernmental Panel on Climate Change – (Ipcc) sul cambiamento climatico indica che la temperatura del Pianeta aumenterà di 1,5 °C entro pochi anni e che le emissioni globali devono essere necessariamente dimezzate entro il 2030.

Il Quadro clima energia 2030 ha come obiettivo la riduzione di gas serra di almeno il 40 per cento a livello europeo rispetto all’anno 1990, articolata in una riduzione del 43 per cento per il settore Emission Trading System (Ets) ed una del 30 per cento per i settori non soggetti a Emission Trading System (Ets), calcolate rispetto all’anno 2005: per questi ultimi il fine della riduzione non viene applicato a livello europeo ma suddiviso tra i vari Stati membri e, per l’Italia, l’obiettivo al 2030 è pari al -33 per cento.
Il predetto accordo prevede sia misure di mitigazione per la riduzione delle cause delle emissioni, che misure di adattamento agli effetti del cambiamento climatico.

Va considerato che l’Italia si trova in una condizione molto delicata non solo dal punto di vista idrogeologico ma anche sotto altri profili ritenuti ancor più critici; infatti, a causa delle fluttuazioni climatiche, secondo Steffen e Rockstrom (Science 2015), l’Italia vede un record negativo di sovvertimento del ciclo geochimico del fosforo, dell’azoto e della captazione idrica. A tale proposito, si ricorda che è stata costituita la «piattaforma italiana del fosforo», presentata il 26 marzo 2019 presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Governo italiano ha elaborato uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese e dell’Unione europea per i prossimi 10 anni, una proposta di piano nazionale integrato per l’energia ed il clima (Pniec) che sarà sottoposto a pubblico dibattito attraverso la Vas (Valutazione ambientale strategica), oltre ad un confronto attraverso tavoli tematici di lavoro che coinvolgeranno tutti i player del settore.

Ecco le nostre proposte di impegno al Governo approvate nella mozione:

1) promuovere, in sinergia con regioni e comuni, nei rispettivi livelli di competenza, campagne di sensibilizzazione volte a rendere consapevoli i cittadini e, in particolar modo, gli studenti, sui rischi ambientali connessi al cambiamento climatico, anche promuovendo pratiche e accorgimenti essenziali al fine di salvaguardare l’ecosistema.

2) attuare tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione di gas ad effetto serra concordate a livello internazionale ed europeo, tenendo conto del potenziale e dei benefici ambientali, sociali ed economici connessi alla riduzione delle emissioni;

3) adottare iniziative per raggiungere l’obiettivo di una decarbonizzazione dell’economia attraverso la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili, promuovendo il graduale abbandono delle fonti fossili per la generazione elettrica, utilizzabile a sua volta per alimentare vettori termici in sistemi efficienti di riscaldamento/raffrescamento di ambienti o per sistemi moderni di autotrazione elettrici;

4) proseguire nel percorso di raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica in tutti settori, anche attraverso iniziative che prevedano la ristrutturazione edilizia, sismica ed impiantistica di edifici e quartieri finalizzata alla riqualificazione energetica al fine di favorire imprese e consumatori;

5) porre in essere ogni iniziativa volta a favorire l’autoconsumo, rafforzando il ruolo del consumatore quale soggetto attivo in grado di avere maggiore consapevolezza dei propri consumi di energia, autoproducendo e offrendo servizi di rete, adottando sistemi puntuali di accumulo e di gestione efficiente, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali, e favorendo la realizzazione di piccoli impianti;

6) sostenere il «Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione» finalizzato anche alla riduzione delle emissioni inquinanti;

7) sviluppare un modello di economia circolare, anche attraverso la cultura del riuso e del riciclo, ove ogni materiale può essere visto come risorsa e fonte di ricchezza, nell’ottica di una progressiva riduzione del rifiuto tesa al perseguimento della cosiddetta strategia «rifiuti zero», che non può prescindere:

a) dal monitoraggio puntuale della produzione dei rifiuti urbani e speciali;
b) dall’incentivazione di una filiera corta di gestione dei rifiuti urbani e speciali, evitando il ricorso a forme di trattamento o smaltimento di rifiuti lontano dai luoghi di produzione che comportino un aumento del traffico veicolare della gestione;
c) dalla corretta gestione della parte organica del rifiuto che, in assenza di adeguati trattamenti, è potenzialmente responsabile di emanazione di gas climalteranti, come metano e anidride carbonica, con grave pregiudizio per l’atmosfera;

8) promuovere, in sinergia con regioni ed enti locali, programmi di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei giovani sulla corretta gestione dei rifiuti e sulle problematiche ambientali, nonché sull’importanza della salvaguardia dell’ambiente ai fini del mantenimento degli standard di qualità della vita in società;

9) adottare, anche in considerazione del sistema di condizionalità stabilito dalla Politica agricola comune (Pac) 2021-2027 in tema di benessere animale e buone condizioni agronomiche e ambientali dei terreni, iniziative specifiche volte a limitare l’impatto della zootecnia intensiva sulle risorse naturali;

10) promuovere interventi restitutivi dell’integrità del territorio a seguito delle emergenze sviluppatesi a causa del cambiamento climatico, ponendo in essere interventi per la prevenzione del rischio e la messa in sicurezza del Paese dal rischio idrogeologico, attraverso una stretta collaborazione con gli enti territoriali interessati;

11) favorire ricerca ed innovazione in direzione di processi e prodotti a basso impatto di emissioni di carbonio, trasferendo la conoscenza di tali processi e metodologie virtuose ai Paesi più soggetti agli effetti del cambiamento climatico;

12) promuovere il ruolo dell’Italia nell’ambito delle politiche comunitarie ed internazionali per la lotta al cambiamento climatico, sviluppando politiche di cooperazione con i Paesi più soggetti agli effetti del cambiamento climatico, con particolare riferimento al continente africano e agli arcipelaghi del Pacifico, anche sostenendo la propria candidatura quale ospite di summit internazionali a partire dal COP 26 del 2020, nonché di sedi ed uffici di Paesi esteri più esposti al cambiamento climatico, al fine di farsi parte attiva di misure per la responsabilizzazione internazionale sul tema.

FONTE : Paolo Parentela