25 novembre, Montecitorio contro la violenza sulle donne.

Prima la panchina rossa a Montecitorio, poi la facciata si illumina di arancione per la campagna Onu Orange the world: questi i due eventi per sensibilizzare contro la violenza sulle donne.
Domani alle ore 15.30 in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, grazie all’approvazione all’unanimità dell’ordine del giorno al Bilancio della Camera dei deputati sarà dipinta di rosso una delle panchine presenti nel Cortile d’onore di Palazzo Montecitorio. L’ordine del giorno era stato presentato dalla vicepresidente Maria Edera Spadoni e sottoscritto dai vicepresidenti Mara Carfagna, Ettore Rosato e Fabio Rampelli.
Il progetto «panchine rosse», degli “Stati Generali delle donne” che si pone l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza contro le donne, è stato vincitore del bando indetto nel 2017 dal Ministero delle Pari Opportunità e consiste nel dipingere di rosso alcune panchine dislocate nei parchi e nelle vie delle città, nel centro come in periferia in ricordo delle donne vittime di femminicidio. Tutte le panchine riportano il numero nazionale antiviolenza 1522 perché, oltre che un momento di riflessione, vogliono essere uno strumento utile per indicare, a chi ne avesse bisogno, come iniziare un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Anche sulla panchina rossa nel cortile della Camera verrà affissa una targa che riporta questo numero.
Alle ore 18 poi la facciata di Palazzo Montecitorio si illuminerà di arancione. Questa iniziativa si inserisce nel quadro della campagna di sensibilizzazione internazionale delle Nazioni Unite “Orange the World”. Il colore arancione simbolizza un futuro più luminoso, libero dalla violenza.
Aderendo a queste due importanti campagne di sensibilizzazione, la Camera dei Deputati conferma il proprio convinto impegno per la promozione dell’uguaglianza di genere e per la lotta contro ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne.

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Di Maria Edera Spadoni:

FONTE : Maria Edera Spadoni